Sono passati 40 anni dalla vittoria del mundial 1982 in Spagna, che in realtà ricorrono l’11 luglio. Per durata, come fosse ieri, questo lungo avvicinamento è una liturgia quasi superiore a quella dell’Angelus domenicale del Papa, e sempre tenendo ben distinti i limiti del sacro e del profano è meraviglioso riportare alle cronache giornalistiche, che qualcosa di miracoloso avvenne veramente nella sera trepidante in cui il nostro telecronista Nando Martellini annunciò urbi et orbi “Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del Mondo”, ripetendolo appunto tre volte per assonanza ai titoli vinti a quel tempo dalla nazionale

L’Italia del calcio che parti per i mondiali senza nessun credito spinse il Paese intero ad archiviare in 13 giorni, un tempo incredibilmente breve, gli Anni di piombo che erano sembrati acri e lunghi un’eternità, e, a diventare un Paese soddisfatto, felice. Non c’era la voglia nemmeno di uscire, di fare un fuori porta come dicono a Roma, prima di quell’estate di 40 anni fa: e quando lo si faceva ci si guardava intorno preoccupati, per il disagio sociale, il terrorismo che non placava; e, pure la malavita cresceva nei quartieri abbandonati.

Nel 1982 erano cambiate le condizioni, spiegheranno i sociologi, ma è indiscutibile che a dare il segnale di cambiamento, di miglioramento, di unità, furono i 22 ragazzi e il loro Commissario tecnico con la pipa e lo stesso presidente Sandro Pertini; a casa gli italiani lo raccolsero tra i brividi. Il tempo di qualche giocata travolgente e Maradona diventammo noi, il Brasile di Pelè. Più in generale: i campioni diventammo noi. Non solo Bearzot, Zoff, gli indimenticabili Paolo Rossi, Tardelli e Scirea, ma 56 milioni della vita quotidiana pronti a tifare. Ed infatti il giornale che il 12 luglio, dopo la finale, titolo’ in prima pagina “Eroici“, Il Corriere dello Sport, realizzo’ il record nazionale di vendite per un quotidiano: un milione e 695 mila copie. La festa solo abbozzata nel mondiale 1970, quello di Italia-Germania 4-3, diventò dunque un baccanale lungo due settimane.

Quattro partite di sogni e sorprese che trasformarono l’azzurro tenebra di Italia-Camerun in quello brillante della finale. Dal 29 giugno, quando dopo un girone eliminatorio pieno di pareggi ed ombre, superato solo grazie alla differenza reti, gli azzurri si trasformano in squadra vincente mandando a fondo l’Argentina, all’11 luglio, quando in finale umiliano la Germania Ovest, ed in tribuna il nostro presidente della Repubblica quasi viene giù dalla transenne per festeggiare i gol di Paolo Rossi, Tardelli ed Altobelli. A reggere il presidente della repubblica è Re Juan Carlos non ancora esiliato: ride e gioisce pure lui, che e’ nato a Roma.

Ridono e impazziscono di gioia i 100 mila del Bernabeu, mentre tutta Italia si riversa nelle strade, nelle piazze, dentro le fontane, al mare. E’ il giusto epilogo di un’impresa sportiva straordinaria che ha rimesso in moto tutta l’economia ed estirpato le tensioni sociali con Pertini sorridente tra un mazzo di carte che parlavano come tarocchi positivi e mio papà che rientrava dalla Spagna non certo con la sangria, ma la sua bottiglia di Sangiovese.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Repertorio

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