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UN MANUZZI SENZA BARRIERE

E’ come guardare la stessa faccia di due monete, che dovrebbero essere uguali, ma che sono diametralmente diverse tra loro. Mi riferisco alle curve degli stadi italiani. Basta osservare – per fare un esempio – l’Olimpico durante una gara della Roma o della Lazio, poi andare nella curva Mare del Manuzzi per rendersi conto della totale differenza.

La situazione all’Olimpico è intollerabile e per questo motivo il questore della capitale giustamente vuole che la musica cambi. Allora nuove barriere alte due metri, nuovo sistema di filtraggio e capienza notevolmente ridotta. In sostanza, una situazione non certo in linea con l’Orogel Stadium di Cesena, che ora può godersi un Manuzzi che dallo scorso gennaio ha tolto ogni tipo di barriera anche nella zona più calda del tifo bianconero, la curva Mare. Di contro le curve di Roma e Lazio versano in una tale situazione d’illegalità e sospensione delle regole che le barriere saranno alzate anche all’interno dei due settori per separarli al meglio dai distinti. Principalmente durante le partite dei giallorossi. Infatti sono moltissimi gli ultras che entrano nel settore distinti, poi scavalcano davanti agli occhi di tutti, e si sistemano in curva Sud.

C’è un dato che fotografa la situazione. La capienza massima di una curva dell’Olimpico è 8.700 posti, in media a ogni partita di campionato ne entrano oltre 10mila. Saranno rivisti anche tutti i sistemi di pre-filtraggio che fino ad oggi sono stati gestiti in maniera a dir poco “allegra” con l’entrata della curva Sud a fianco di quella della tribuna stampa e alcuni pericolosi punti di contatto tra le varie tifoserie. Per non parlare delle partite giocate in notturna, vero e proprio problema non solo dell’Olimpico. Nell’altra faccia della moneta, come già accennato, c’è il Manuzzi con i suoi 9.715 tesserati. Nuovo record stagionale in serie B. Basti pensare che spesso lo stadio cesenate viene scelto per anticipi e posticipi serali senza mai porsi il problema dell’ordine e della sicurezza pubblica, così come avvenuto per la prima di campionato. Di fatto negli ultimi anni tutto è sempre funzionato alla perfezione grazie, e non solo, alle sinergie attuate dagli addetti ai lavori.

L’immagine che vale più di tante parole è quella dello scorso campionato con la squadra retrocessa che porta le maglie ai tifosi in un clima di totale serenità, con i supporter a pochi centimetri dal campo. E’ un tema più volte affrontato quello del Manuzzi come esempio da esportare, quasi una situazione che vista dall’interno ormai è data per scontata. Non è così, in realtà è una notizia più unica che rara in un panorama disastrato com’è quello che vivono gli stadi italiani.

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Valerio Casadei

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