Françoise Fabian

In anni in cui frequentavo in maniera assidua l’ambiente della poesia, a causa di un innamoramento improvviso per una giovane poetessa originaria di Portogruaro
che era la copia carbone di Françoise Fabian, mi venne proposto da un politicante con
il quale condividevo una passione comune, la donna francese possibilmente con un taglio di capelli estremamente corto, di far parte della giuria di un prestigioso premio letterario in qualità di uomo che respira teatro da tutti i pori, il cui vincitore avrebbe diretto per almeno un lustro l’Ente Teatrale del Verso Libero che ha sede legale a Passerano Marmorito.

Naturalmente, come accade spesso in questi casi, la terna finale era già stata stabilita dal funzionario di partito responsabile dell’evento. Lo stratagemma della prima riga dell’elaborato, uguale per tutti e tre i segnalati, era vecchia come il cucco ed anche il quel caso portò i tre finalisti a contendersi l’ambito ruolo di direttore del prestigioso ente.

Da subito, le due correnti politiche optarono compatte per l’elaborato da scartare. E fu così che il poema dal titolo “Macchie di sugo sull’anima solida” di Alberto Levratto, finì accartocciato nel cestino dei rifiuti accanto ad un pacchetto di gomme da masticare alla frutta. La contesa politica tra i due finalisti durò una notte intera senza che le due parti, un’ala più a sinistra e l’altra più legata al credo religioso, trovassero un accordo tra i due candidati destinati a vincere. Neppure l’intervento del segretario nazionale riuscì nell’intento di sbrogliare l’intricata matassa.

Il mattino seguente, mi sentivo come lo straccio di un benzinaio a fine giornata e, su consiglio di un addetto alle pulizie il quale ci suggerì un vecchio proverbio ancora in uso,
optammo, a malincuore, per riesumare il terzo classificato.

Ci fiondammo nel cestino, fortunatamente non ancora svuotato, per recuperare
l’elaborato scartato a priori per poi procedere alla proclamazione del vincitore.

Oggi il dott. Alberto Levratto dirige, senza infamia e senza lode, l’Ente Teatrale del
Verso Libero, e in questi primi anni del suo mandato ha saputo mettere d’accordo
entrambe le correnti politiche con i suoi modi garbati e la sua oramai famosa strategia
di comunicazione visiva d’impatto.

Personalmente continuo a seguirlo da distanza e quando non mi trovo in accordo con
alcune sue scelte culturali, penso sempre al luogo della sua provenienza, il cestino
appunto.

A cura di Marco Benazzi – Foto Vague Visages

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