Gianni Rodari, un grande intellettuale

Quando frequentavo le scuole elementari, alla fine degli anni sessanta, un maestro particolarmente illuminato e pieno di idee innovative per ciò che riguarda lo sviluppo neo pedagogico dell’alunno, pensò bene di simulare le elezioni politiche che, di lì a breve, avrebbero rinnovato i due rami del Parlamento Italiano.

Naturalmente, in accordo con gli altri insegnanti e con il direttore didattico, coinvolse l’intero complesso scolastico chiedendo ai bidelli di gestire le operazioni di voto coadiuvati, classe per classe, da un insegnate. La scuola “Carlo Collodi” era molto sperimentale e spesso proponeva attività che possiamo definire rodariane, Gianni Rodari ha aiutato molti bambini a costruirsi il loro castello sulle nuvole, e il maestro Mariotti era un personaggio che sembrava uscito da un racconto di Calvino.

Per la prima volta, almeno nella nostra città, degli scolari di una scuola elementare avrebbero anticipato il voto degli adulti senza avere un’idea di chi fossero i rappresentanti della classe politica che rappresentava l’allora 1ª Repubblica. E fu così che, ad un mese dal voto ufficiale, la scuola allestì delle finte urne elettorali e chiese a tutti i suoi scolari di votare, dalla prima alla quinta elementare. Lo scopo, oggi mi vien da dire, forse era quello di sensibilizzare i bambini fin da piccoli sulla partecipazione alla vita sociale e politica.

Il lavoro molto interessante, a mio modesto avviso, era legato al percorso che portava al voto. Non eravamo a conoscenza dei nomi dei partiti che erano stati sostituiti da una lettera dell’alfabeto e un colore, naturalmente nulla si sapeva dei principali punti del programma elettorale. Unico punto di contatto con la realtà politica erano le foto dei segretari di partito che campeggiavano sul cartoncino bristol colorato e contrassegnato dalla vocale assegnatagli tramite sorteggio.

I volti, ad un infante, rivelano un mondo emotivo tutto da scoprire, nel mio caso abbinandoli ad un colore mi trasformarono in un lombrosiano del politico vincente. Le votazioni portarono allo stesso risultato raggiunti nel mondo adulto quel 20 maggio 1968 con l’affermarsi della Democrazia Cristiana, in lieve crescita, e dell’alleanza del centro-sinistra che mantenne la maggioranza seppur ridimensionandosi, per la destra, vi fu invece un forte calo di consensi. Il maestro Mariotti si è fuso da tempo con l’infinito ma il suo credo pedagogico non si è perso, anzi, se fosse ancora in servizio sarebbe molto stimolato dal fatto che oggi la scuola è frequentata da bambini di diverse etnie oltre che da diverse classi sociali, cosa che renderebbe un campione ancor più significativo della popolazione scolastica nel suo complesso.

Nel lontano 1968, noi bambini dimostrammo di essere in grado di valutare in modo consapevole i candidati, solo ed esclusivamente guardandoli dritti negli occhi, una scelta politica fatta basi emotive, ignorando i fatti e selezionando solo le informazioni che trasmettevano i loro volti.

Se i bambini di una scuola primaria avessero simulato le recenti elezioni politiche, non avrei dubbio su chi fosse risultato il vincitore: il loro voto non premierebbe né una bambola bionda un po’ goffa e con gli occhi a palla, né un attrezzo ottusangolo che si crede portavoce degli abitanti di una pianura, né tantomeno un ottuagenario impagliato dal sorriso di plastica, voterebbe chi è in grado di insegnargli a realizzare una fotografia con carta fotografica e una scatola da scarpe, che di magico ha solo un foro da tre millimetri.

A cura di Marco Benazzi – Foto Imagoeconomica

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