Mentre in una cerimonia solenne era ricordato l’assistente capo della Polizia di Stato Natale Mondo, ucciso dalla mafia nel 1988, a soli trentasei anni; con un’operazione delle forze dell’ordine veniva arrestato l’ultimo padrino e super latitante Matteo Messina Denaro.

Natale Mondo fu ucciso nel primo pomeriggio del 14 gennaio 1988, in un agguato mafioso, mentre si trovava davanti al negozio di giocattoli gestito dalla moglie nel quartiere “Arenella” a Palermo. Natale Mondo si era arruolato in Polizia nel 1972 e aveva prestato servizio a Roma, Siracusa e Trapani.

Trasferito poi alla questura di Palermo, ha lavorato per un lungo periodo alla Squadra Mobile, dove si era occupato prevalentemente d’indagini sulle cosche mafiose del palermitano, apportando un prezioso contributo alle indagini su “Cosa Nostra”. Mondo, tre anni prima di cadere sotto i colpi della mafia, era scampato all’agguato nel quale furono uccisi il commissario Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia. Per l’estremo sacrificio della propria vita, Natale Mondo è stato insignito della “Medaglia d’oro al valor civile alla memoria”.

Due giorni dopo (16 gennaio 2023) il boss mafioso vicino alla famiglia siciliana dei Corleonesi e discepolo di Totò Riina, Matteo Messina Denaro, noto con i soprannomi U Siccu e Diabolik, veniva arrestato. Una vittoria per le forze dell’ordine che in questi trent’anni hanno collaborato per assicurare alla giustizia questo pericoloso latitante.

Matteo Messina Denaro, nato a Castelvetrano (Trapani) il 26 aprile 1962, era ricercato dal 1993. Inserito nella lista degli assassini più pericolosi al mondo, è stato catturato dai carabinieri del Ros in una clinica privata di Palermo, dove era in cura per problemi di salute. Vicino ai vertici della cupola mafiosa denominata “Cosa Nostra”, era già stato condannato all’ergastolo in contumacia per le stragi del 1992, costate la vita ai giudici Falcone, Borsellino e Morvillo e agli otto poliziotti delle scorte Montinaro, Dicillo, Schifani, Loi, Cosina, Li Muli, Catalano e Traina, ma anche per gli attentati del 1993 a Milano, Firenze e Roma.

Tra le vicende più terribili legate al nome del boss, ritenuto responsabile di decine di omicidi, l’uccisione del dodicenne Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, strangolato e sciolto nell’acido dopo quasi due anni di prigionia. Una lunga latitanza, coperture fittizie, false identità e tante zone d’ombra. Dopo l’arresto, i palermitani onesti hanno esultato, ma lo Stato è veramente sicuro di avere vinto? I dubbi restano!

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Ansa

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