Warning: Undefined variable $listtag in /home2/biilpopo/public_html/wp-content/plugins/image-gallery-reloaded/image-gallery-reloaded.php on line 202

 

In Romagna si è lottato nel weekend scorso per la tutela dei diritti sociali. Non solo per quelli della donna ma più maggiormente verso chi viene etichettato “diverso” in base ai propri gusti sessuali. Lo storico Vidia Club di San Vittore di Cesena ha perciò organizzato un evento ad hoc in cui la giovane clientela poteva informarsi e sensibilizzarsi in direzione di queste tematiche molto delicate e all’ordine del giorno. In particolare erano presenti due fotoset fuori dagli standard: “nel primo – ci spiega Cesare Biguzzi, uno dei gestori del locale notturno – era ritratta la tipica tavolata romagnola in legno, con sedie, fiaschi di vino, tovaglia e fazzoletti a quadrattoni e bicchieri. Ad ogni fotografia scattata veniva richiesto ai ragazzi di immaginarsi un nuovo tipo di famiglia e di scriverlo su un foglio di carta poi esposto nel fotogramma. In maniera ovviamente provocatoria erano presenti anche altri oggetti, come profilattici, vibratori, frustini e palloncini a forma fallica. Infine nel secondo scenario i ragazzi simulavano un finto matrimonio a parti inverse. Per cui le ragazze indossavano cappello e baffi, mentre i ragazzi il velo. Il tutto su un fondale che ritraeva messaggi d’amore”.

Perchè avete organizzato questo tipo di festa?
“Avevamo pensato ad una iniziativa particolare. Volevamo proporre una Festa della Donna non convenzionale rispetto ai ridicoli spogliarelli che propongono gli altri locali. Così ci siamo riagganciati alla cronaca, sia locale che nazionale e sono nate la collaborazioni con l’Associazione Rimbaud Lgbtqie ed il Centro Sociale Grotta Rossa di Rimini vicini a questa tematica”.

Alla vigilia però ci sono stati dei contestatori.
“Attraverso un comunicato web abbiamo dato la notizia di questa festa e pure un giornale locale ha dato spazio alla nostra iniziativa. Girava voce che fosse stata organizzata una piccola manifestazione che si sarebbe tenuta fuori dal locale per controbattere al fotoset sulla parodia dello stereotipo della famiglia tradizionale”.

Ci sono stati momenti di tensione?
“A dir la verità non si è presentano nessuno. Tanto fumo e.. niente arrosto”.

Ritiene centrato l’obiettivo della vostra iniziativa?
“La nostra provocazione voleva dare un segnale forte contro l’omofobia. Volevamo sensibilizzare i giovani su questo problema e sulla tutela dei diritti delle donne. La risposta è stata positiva perchè sono stati venduti diversi libri e materiale fotografico. Inoltre si è contribuito alla prevenzione medica sulle malattie sessualmente trasmissibili”.

Perchè si parla troppo poco della ‘non diversità’ e troppo spesso della ‘diversità’?
“Ancora ci sono molti pregiudizi in materia e se ne ha molta paura. La poca conoscenza e l’educazione secolare della chiesa hanno portato nel corso della storia a mettere queste persone sotto una cattiva luce”.

A cura di Marco Rossi – Foto Vidia Club

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui