“I Re magi viaggiano verso Betlemme. Il loro pellegrinaggio parla anche a noi: siamo chiamati a camminare verso Gesù, perché è Lui la stella polare che illumina”.

Nell’omelia della messa dell’Epifania in San Pietro, Francesco ricorda il valore simbolico della “stella da seguire”, come la stella del desiderio che muove ognuno di noi, valore che il Papa ha richiamato anche dopo affacciato dal balcone per l’Angelus di questo giovedì dell’Epifania, giorno che nel calendario cristiano segna la fine del percorso cristiano dei Re Magi, una volta giunti davanti a Gesù appena nato.

“Erano sapienti e astrologi, avevano fama e ricchezza. Raggiunta una tale sicurezza culturale, sociale ed economica, potevano accomodarsi su ciò che sapevano e su ciò che avevano, starsene tranquilli. Invece, si lasciano inquietare da una domanda e da un segno” mettendosi in cammino con umiltà, seguendo la stella cometa e sfidando Erode.

E, sottolinea il Pontefice, aprendo una riflessione su cosa “move il sole e l’altre stelle“: “Il loro cuore non si lascia intorpidire nella tana dell’apatia, non si trascina stanco nella pigrizia. Questa sana inquietudine, che li ha portati a peregrinare nasce dal desiderio. Ecco il loro segreto interiore: saper desiderare”, la stella ci insegna, dunque, a camminare nella fede ed ecco la lezione preziosa di Francesco per oggi.

“Dio ci ha fatti così: impastati di desiderio; orientati, come i magi, verso le stelle. Noi siamo ciò che desideriamo. I desideri spingono la vita oltre: oltre le barriere dell’abitudine, oltre una vita appiattita sul consumo, oltre una fede ripetitiva e stanca, oltre la paura di metterci in gioco, di impegnarci per gli altri e per il bene”

Dunque, ha spiegato il Pontefice in un altro passaggio rivolto al rapporto imprescindibile tra i fedeli, la Chiesa e i sacerdoti “come per i magi, così per noi: il viaggio della vita e il cammino della fede hanno bisogno di desiderio, di slancio interiore. Ne abbiamo bisogno come Chiesa.

“E’ triste quando un sacerdote ha chiuso la porta del desiderio, è triste cadere nel funzionalismo clericale, è molto triste”.

È triste quando una comunità di credenti non desidera più e, stanca, si trascina nel gestire le cose invece che lasciarsi spiazzare da Gesù. Persone chiuse, comunità chiuse, vescovi chiusi, preti chiusi”.

“Ci siamo ripiegati troppo – ha proseguito Francesco – sulle mappe della terra e ci siamo scordati di alzare lo sguardo verso il Cielo; siamo sazi di tante cose. Ci siamo fissati sui bisogni, su ciò che mangeremo e di cui ci vestiremo. E ci troviamo nella bulimia di comunità che hanno tutto e spesso non sentono più niente nel cuore. Perché la mancanza di desiderio porta alla tristezza e all’indifferenza”.

Infine ha esortato a guardare dentro noi stessi per capire a che punto è il nostro cammino verso la Fede, e lo ha fatto lanciando la metafora dell’andare a scuola, “a ‘scuola di desiderio’ dai magi. Guardiamo i passi che compiono e traiamo alcuni insegnamenti”, ha detto Bergoglio “Come i magi, alziamo il capo, ascoltiamo il desiderio del cuore, seguiamo la stella che Dio fa splendere sopra di noi. Come cercatori inquieti, restiamo aperti alle sorprese di Dio”.

Infine all’Angelus poco prima di salutare i fedeli in Piazza Bergoglio ha augurato buon Natale ai fedeli delle chiese orientali che lo celebrano domani 7 gennaio. “L’Epifania – ha poi aggiunto – è in modo speciale la festa dell’infanzia missionaria, di quei bambini e ragazzi che si impegnano a pregare e a offrire i loro risparmi perché il Vangelo sia diffuso a quanti non lo conoscono. Incoraggio le iniziative di evangelizzazione che prendono spunto dalle tradizioni dell’Epifania, come il corteo dei Re magi che si svolge in Polonia”.

A cura di Renato Lolli – Foto Getty Image

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