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CESENALE’ 2019 – 2020 / Cesena Vs Vicenza

I “Viali” hanno linfa verde?

Lunga è la strada, stretta la via, dite la vostra che io ho detto la mia…
La società ha cambiato l’uomo guida della squadra bianconera (in ritardissimo come un treno a vapore), ma alla fine la scelta è stata compiuta.

Non a caso, dopo giornate di alta tensione all’inizio del nuovo anno, i risultati ottenuti indicano che i “Viali” che conducono allo stadio, oggi hanno una linfa verde e si respira un poco di freschezza.
Cinque punti nelle ultime tre gare, sono il risultato di un lavoro ben svolto, che ha inciso nella modifica dei concetti tecnici, ma soprattutto di schema, di tenuta in campo dopo il breve periodo di Modesto sulla panca che a Cesena scotta sempre come una pentola di coccio.

William, il longobardo, in meno di 20 giorni è riuscito a trovare il “vaccino” giusto per guarire un malato immaginario, che spesso lamentava di avere febbre alta e pochi anticorpi; pure contro le squadre di vicinato condominiale.
La vittoria roboante a Imola fa allungare un elastico composto da molecole di fiducia e fa intuire razionalmente che può esserci ancora un margine di miglioramento da parte di alcuni elementi.
L’esplosione volenterosa di Zerbin, i graffi del Salvatore Caturano sono profili calcistici che creano motivazioni nuove anche dentro le mura dello spogliatoio. E, sono un campanello d’allarme per la capolista Vicenza, che arriva in Romagna consapevole che domenica non sarà una passeggiata al mare d’inverno.

Il Cesena Fc rimane senza ombra di dubbio una squadra giovane e magari in alcuni tratti camaleontica in corso d’opera, però, nelle tornate recenti, quando è entrata nel sottomarino, ha trovato le acque limpide per risalire e per vedere quel raggio di sole che tonifica i muscoli e fa bene alle ossa.

Divagazioni – Da quando svolgo questo mestiere ho visto con piacere il vecchio Cesena competere con il Vicenza, quello storico, quello da miracolo, da promozione in serie A. E ho osservato ad occhi spalancati Paolo Rossi (Pablito) che esordisce in prima squadra con la maglia biancorossa nel match di Coppa Italia alla Fiorita e trova in quel periodo in Veneto due papà: il presidente Farina e il tecnico Giovan Battista Fabbri, che lo fa esplodere spostandolo da ala destra ad attaccante puro. Anche se non era una parita di cartello contro il cavalluccio, il campione del Mondo del 1982 in Spagna con la maglia azzurra, si limitò a dichiarare che aveva incontrato una squadra tosta.
Dunque, corsi e ricorsi storici, Mimmo di Carlo non pavoneggi troppo.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Luigi Rega

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