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ADDIO ALLO STILISTA EMANUEL UNGARO

È morto ieri sera a Parigi all’età di 86 anni lo stilista Emanuel Ungaro, grande couturier. Francese di nascita ma di origini pugliesi (il padre era un antifascista di Francavilla Fontana emigrato durante il ventennio), Ungaro lascia la moglie Laura Bernabei e la figlia Cosima. “La moda non è arte, è artigianato. C’è però un legame con la poesia, che è la parte centrale della creatività: è il motivo per cui cerco di fare delle cose molto poetiche, come se ci fossero delle frasi dentro ogni vestito, perché ogni abito è una storia, una storia d’amore e di desiderio”, diceva lo stilista.

La passione per la moda di Emanuel Ungaro era nata quando era ancora un bambino guardando il padre, un sarto pugliese esule in Francia, lavorare. Poi da ragazzo era stato “a bottega” da Cristobal Balenciaga, che ha sempre considerato il suo grande maestro. Aveva iniziato cucendo federe, ma “avrei fatto qualsiasi cosa”, diceva, pur di stare lì dove aveva imparato le regole del taglio perfetto. Nel 1965 aveva aperto il suo atelier.

All’inizio degli anni Ottanta, la sua boutique parigina in Avenue Montaigne, con la lucida insegna nera, era frequentata dalle donne più eleganti del mondo. La sua musa era Ainouk Aimeè, ma ha vestito Isabelle Adjani, Lauren Bacall, Carolina di Monaco: stampe a fiori, drappeggi, colori erano il suo marchio di fabbrica. Diceva: “L’unico vero lusso, per me, è ancora quello di prendere tre metri di crêpe di seta nero e realizzare un abito. Per il resto, non conosco altri piaceri visto che sono qui dentro dalla mattina alla sera, e non ci arrivo fischiando: si tratta di un lavoro bestiale, crudele”.

Dalle passerelle si era allontanato già anni fa. Una decisione presa anzitempo nel 2004, la stessa che due anni prima, veniva annunciata da Yves Saint-Laurent, altra icona francese della haute couture, e nel 1968 dal couturier spagnolo Cristobal Balenciaga, di cui Ungaro era stato l’allievo preferito. ”Ho consacrato più di 35 anni della mia vita all’Alta Moda. L’ho amata con una passione divorante. -diceva – Assieme all’universo che rappresenta: laboratori, artigiani, ricamatori, tutti detentori di un savoir faire che rischia di morire. Se c’e’ un dramma è quello di questa gente che perde l’arte e il lavoro. Certe sarte erano con me dall’inizio. Ma bisogna tagliare i fili, disfare questa famiglia che si era formata nell’armonia”. Sull’evoluzione della moda non aveva dubbi: “Non è l’Alta Moda che scompare ma la società che cambia.- sosteneva – Non ci sono più molte donne per portarla. Anche se si dimenticasse il costo di un vestito di Alta Moda la sua maniera, la sua raffinatezza, il suo perfezionismo non sono dei valori d’attualità ai nostri giorni”.

Ungaro aveva ceduto nel 1996 il controllo della sua maison al gruppo Ferragamo. Dopo di lui si sono succeduti alla guida del marchio molti designer. Il primo è stato Giambattista Valli, braccio destro del maestro e suo successore. Poi si sono alternati Vincent Darre’, Peter Dundas, Esteban Cortazar, Estella Archs cui fu affiancata Lindsay Lohan, destando sconcerto. Infine sembrava che il brand (divenuto in seguito di proprietà americano- pakistana e poi passato per la produzione e la distribuzione al gruppo Aeffe nel 2012) avesse ritrovato smalto con Giles Deacon: ma è rimasto in sella alla direzione creativa due sole stagioni. L’ultimo direttore creativo, Marco Colagrossi, dopo un anno, ha lasciato nell’ottobre 2018. Lo stilista aveva iniziato a collaborare con la maison nel marzo 2017, succedendo a Fausto Puglisi. Ora è il team stilistico interno, guidato da Roy Luwolt, co-fondatore e direttore del marchio di calzature Malone Souliers, a disegnare le linee del brand.

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