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RICONOSCENZA E AVIDITA’

Premesso che è legittimo prendere delle decisioni circa il proprio futuro che siano diverse dalle aspettative dei più, la scelta di Gigio Donnarumma di non rinnovare il proprio accordo con il Milan ha lasciato perplessi addetti ai lavori e non, che di questo mondo vacuo hanno visto di tutto e di più ma certo non si attendevano un finale come quello scritto nel pomeriggio di giovedì a Casa Milan.

Con Mino Raiola di mezzo, c’è sempre da aspettarsi di tutto, ma nonostante questo il “re dei procuratori” ha sempre ottenuto quel che voleva, quando voleva, e quindi mi pare strano il mancato rinnovo, d’altra parte cosa avrebbe impedito un passaggio milionario ad altra Società tra un paio di anni del portierone milanista? L’ex pizzaiolo da sempre fa i propri interessi, quello dei suoi assistiti ed anche quello di moltissime squadre al meglio e poteva essere diversamente anche questa volta?
Parliamo pur sempre di un ragazzo che ha appena compiuto diciotto anni e, guardando gli esempi intorno, con vent’anni di carriera davanti; inoltre le cifre in ballo non erano da apprendistato a tempo determinato e 4/500 euro al mese, come per la stragrande maggioranza dei coetanei di Gigio.
Talento calcistico enorme? Va bene, sia pure, ma Donnarumma vale un ingaggio netto di cinque milioni l’anno? E’ la perfezione calcistica fatta uomo ed è esente da papere e sbagli tale da valere cotanto ingaggio? Non ha più nulla da imparare in un ruolo dove si è sempre esaltata la maturità e si gioca ancora quando in altri ruoli si è smesso da tempo? Che abbia fatto bene non lo nega nessuno, ma stranamente (forse), da quando sono aumentate le responsabilità le sue prestazioni sono diventate non sempre impeccabili, anzi! Sarà solo un caso?

Riconoscenza è termine sconosciuto nel mondo pallonaro, un po’ perché per dare dei calci al pallone non occorre poi chissà quale intelligenza, un po’ perché ci sono sempre di mezzo troppi soldi e quelli fanno “sbandare” molto facilmente i protagonisti e chi gli sta intorno, come ho l’impressione che sia nel caso del portiere.
Sono infatti tra coloro che ritengono non sia stato Raiola ad “imporre” il mancato rinnovo al ragazzo, ma ci siano altri “consigliori” determinanti nella scelta fatta e che solo il tempo dirà quanto giusta sia stata; al di là di cosa succederà nell’immediato e nell’estate a venire, perché non bisogna dimenticare che il contratto scadrà il 30 giugno 2018 e Donnarumma potrebbe “dover” ancora vivere da milanista per dodici, lunghi, mesi.
Difficile infatti dire oggi quali saranno le prospettive immediate del caso, ci sarà qualcuno che presenterà un’offerta al Milan a cifre importanti per assicurarsi subito il ragazzo? Certo da Madrid a Parigi, da Manchester a Torino, l’attenzione è ai massimi livelli, ma vale la pena spendere soldi (magari tanti) quando tra un anno il cartellino sarà a costo zero?
E nel caso, cosa deciderà il Milan? Incassare dei soldi va sempre bene, ma se invece si decidesse per il pugno duro e Donnarumma restasse in rossonero a fare il terzo, mai utilizzato, portiere, alla mercé di insulti e sberleffi di tifosi che pensavano di aver trovato una bandiera e si svegliano con un mercenario in casa?

Riconoscenza è morta, ma CHI sarebbe Gigione se invece di fare una scelta a dir poco coraggiosa, il Milan lo avesse lasciato nel Settore Giovanile anziché mandarlo in campo in luogo di uno che la carriera l’ha scritta con vittorie e grandi prestazioni? E la protezione intorno a sé, ricevuta anche quando le prestazioni erano non proprio di qualità ma piuttosto da portiere che ha un bel po’ di pagnotte da mangiare prima di dirsi fatto e completo?
Non voglio ergermi a giudice, non è il mio mestiere, ma ritengo che a diciotto anni e di fronte ad una proposta di CINQUE-MILIONI- CINQUE netti all’anno si possa anche anteporre altro all’avidità, perché fosse anche più alta di uno o due milioni la proposta di chicchessia, costerebbe poi tanto posticipare il trasferimento di un paio di stagioni, rimanendo re in casa propria invece che principe tra tanti da un’altra parte? Oppure Donnarumma pensa di fare il re ovunque solo perché lo assiste Raiola?

Evidentemente però l’avidità è speso più forte di qualunque altro sentimento, anche se mi viene da pensare che, nel caso, di sentimenti ci fosse solo la finzione ed il baciare la maglia fosse esattamente come quella che viene definita “parata plastica” fatta ad uso e consumo dei fotografi!

Il domani è di Donnarumma? Chissà, da papà gli auguro di non svegliarsi mai rimpiangendo una decisione che a diciotto anni poteva essere diversa!

A cura di Maurizio Vigliani

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