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LA BANALITA’ DEL SUCCESSO

Hannah Arendt in uno dei suoi libri di grandissimo successo “La banalità del male” aveva proprio ragione: certe volte le cose più banali sono quelle che hanno maggior presa su un pubblico di massa.
Sì la malvagità è sempre futile e spesso parte da motivi banali, ma non è l’unica cosa in questa società che possa considerarsi tale.

Oggi il è il successo qualcosa di facilmente perseguibile più o meno da tutti quelli che abbiano capito come funziona questo mondo o da chi sa vendersi bene.
Un tempo le cose erano molto diverse. Per affermarsi bisognava avere delle doti, fare dei buoni prodotti, dei prodotti che portassero con sè il talento degli ideatori.
Basti pensare alla musica, in particolare a quella rock ma non solo dove bisogna avere la capacità di abbinare testo e suono in un mix di successo.
Il pubblico di un tempo era certamente più esigente; voleva roba davvero di qualità e non spazzatura come adesso.

Poi l’avvento di Internet e in poco tempo ogni cosa è cambiata.
Tutti sono diventati tuttologi del web e fare successo è estremamente più semplice.

Volendo tralasciare il discorso della musica, anche se pure qui è stranamente capibile come una canzone come quella di Papi “mooseca” possa aver riscosso un successo così grande. Idem vale per Rovazzi le cui canzoni sono belle e ritmate quanto si vuole, ma talmente banali che perfino “il trenino carduino” al confronto sembra un’opera di Leopardi.
Ok che oggi la gente vuole evadere i problemi e cerca roba allegra, alla sole cuore amore, e passi pure che il pubblico, specie per quanto riguarda la categoria dei teenager ha un discutibile quoziente intellettivo.
Ma va bene passi la musica che può piacere o non piacere, per ritmo e una serie innumerevoli di fattori e che comunque leggera o impegnata che sia regala emozioni.

Però adesso qualcuno dovrebbe spiegarmi come ha fatto un ragazzino che se ha 20 anni è molto, a fare successo con 3 semplici parole “Buonasera, saluta Antonio”.
Non per incolpare lui, anzi lui è molto furbo; sfrutta il degrado culturale del nostro tempo per spopolare su You Tube e fare un successo che francamente pare inconcepibile.
Non parlo per gelosia o perchè reputi il ragazzo uno scemo, sia chiaro, come infatti ho premesso sopra. Ritengo semplicemente che il successo di certi prodotti sia indice di scarsa cultura e di scarsa intelligenza da parte di un pubblico sempre più giovane e sempre meno dotato di senso critico, ma uniformato alla massa e “instupidito” dalla televisione, dai social e dai mezzi di comunicazione.

Fare un prodotto buono oggi però non paga, perchè sicuramente la banalità del male che affermava la Arendt, oggi più che mai è diventata la banalità del successo.

A cura di Giacomo Biondi

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