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THELONIOUS MONK UN GENIO AMERICANO

PRIMA PARTE.

Thelonious Sphere Monk, nasce a Rocky Mount il 10 ottobre del 1917.
Ha iniziato come pianista suonando lo stile Stride, e dal 1939 al 1942 ha suonato come House-pianist nel celebre locale il Minton’s nella città di New York, dove altri musicisti come, il chitarrista Charlie Christian, il batterista Kenny Clarke e parecchi altri precursori hanno gettato le basi del Jazz Moderno. Durante la permanenza nella Big Band del trombettista ex ellingtoniano Cootie Williams, Thelonious Monk scrive ‘Round about Midnight, a oggi una delle sue più famose composizioni.
Dopo aver militato nella formazione del trombettista Harvey Davis al Cinderella Club, nel 1944 debutta ufficialmente in delle registrazioni fonografiche, la prima con il quartetto del sassofonista Coleman Hawkins, e dal 1947 al 1952 realizza una straordinaria serie di incisioni per la Label, la Blue Note Records in cui il pianista suona la maggior parte delle sue migliori composizioni.

I musicisti che lo affiancano sono, Kenny Dorham, Milt Jackson, Sahib Shihab e soprattutto Art Blakey, che gli resterà amico e collaboratore per tutta la vita. In quegli stessi anni Thelonious Monk incontrerà anche il grande trombettista Miles Davis, con cui stringerà amicizia. Nel frattempo le cose erano cambiate parecchio nella Musica Jazz, e chi si credeva all’avanguardia rischiava di giorno in giorno di restare indietro.

Eppure mentre Monk si adagiava sugli allori, nasceva tutta una nuova generazione di musicisti – pensatori che riconsiderano tutta la musica e gli altri precedenti con una nuova chiave, nasce uno stile, il Free Jazz, questi musicisti considerano i brani composti dal pianista Thelonious Monk, in forma free, un nuovo concetto musicale che avrà una parte di pubblico e critico favorevole.

Questi musicisti che rielabono i sui lavori, sono il sassofonista Steve Lacy, il trombettista Don Cherry, Roswell Rudd e tutta una nuova generazione di artisti.
Ora andiamo ad esaminare le sue produzioni e le sue opere fonografiche.
Nel 1944 Monk, debuttò con il quartetto del sassofonista Coleman Hawkins. Hawkins fu uno dei primi musicisti di Musica Jazz affermati a sponsorizzare il pianista, e Monk ricambiò il favore in seguito invitandolo a prendere parte alle sessioni con John Coltrane nel 1957. Nel 1947 Thelonious effettuò la prima sua registrazione come band leader, per la Label Blue Note Records dal titolo, Genius of Modern Music: Vol. IO.
Nello stesso anno sposò Nellie Smith, e nel 1949 la coppia ebbe un figlio di nome, TS Monk Jr, che diverrà anch’esso un musicista, batterista, ora settantenne. Nel 1953, al pianista Thelonious Monk le nacque la figlia di nome Barbara, affettuosamente soprannominata “Boo-Boo.

Dopo un ciclo intermittente di sedute di registrazione per l’etichetta Blue Note Records, nel periodo che va dal 1947 al 1952 il pianista venne messo sotto contratto dall’etichetta, Prestige Records. Con questa etichetta incise diversi album significativi.
In questi lavori di sedute fonografiche, ebbe notevoli collaborazioni, con il sax tenore Sonny Rollins, i batteristi Art Blakey, e Max Roach. Thelonious Monk nel 1954 partecipò alle sessioni che produssero gli album del trombettista Miles Davis, Bags ‘Groove, e Miles Davis and the Modern Jazz Giants, lavori fotografici molto importanti per il trombettista.

Nel 1954, Monk andò per la prima volta in Europa per dei concerti e registrazioni fonografiche, in questa occasione Mary Lou Williams gli presentò la Baronessa Nica De Koenigwarter, soprannominata Pannonica, il padre etologo le diede questo soprannome da una celebra farfalla rarissima, membro della famiglia dei Rothschild e mecenate di svariati musicisti Jazz a New York City. La donna divenne un’amica intima di Monk per il resto della sua vita, ed egli scrisse in suo onore il brano intitolato Pannonica.

“La sera di venerdì 10 giugno 1955 Monk fece il suo debutto televisivo. Il Tonight Show, dopo appena otto mesi di trasmissioni, aveva già radunato un immenso seguito in tutta La nazione, lanciando l’era della televisione di seconda serata. Andava in onda in diretta dall’Hudson Theatre, fra la Quarantaquattresima e Broadway, cinque sere a week, ma era di venerdì che gli ascolti salivano. La partecipazione di Monk ha contribuito a legittimarlo ulteriormente, perché l’imprimatur di Steve Allen aveva un grande peso nella cultura popolare statunitense.

Pianista e compositore prolifico, titolare di una rubrica sul mensile Down Beat specializzato in articoli sulla Musica Jazz, Allen è stato definito da Leonard Feather “il più grande amico del Jazz in televisione”. 

L’elenco dei musicisti che Allen invitò nei suoi due anni di conduzione è imponente: Louis Armstrong, Count Basie, Earl Hines, Coleman Hawkins, Teddy Wilson, Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Billy Holiday, Duke Ellington, Dave Brubeck, Lester Young, per citarne solo alcuni.

Il fatto che avesse portato tanti artisti neri non sfuggì alla comunità afroamericana, la quale riconobbe il suo contributo alla causa dei diritti civili. Era noto perché trattava gli artisti neri con rispetto e non schivava la questione della razza.
Nel settembre del 1954, durante la prima settimana di trasmissioni, aveva invitato l’attrice e cantante Lena Horne, che pura figurava nelle liste nere per la sua vicinanza ai movimenti per i diritti civili e alle organizzazioni di sinistra. Al termine della sua esibizione, Allen la baciò amichevolmente sulla guancia, ricevette per questo motivo lettere d’odio da parte di alcuni spettatori. Allen non le ignorò, anzi ne lesse una in onda, annunciando poi “Ecco un vero e proprio bigotto. Per chi lo conosce: quest’uomo sta male. Dovrebbe essere ricoverato”.

Ovviamente la partecipazione di Monk fu assai meno controversa di quella della Horne, ma era tuttavia, fra gli ospiti di quella sera, il più insolito: gli altri erano Charlie Applewhite, un crooner dalla voce baritonale noto soprattutto per le frequenti apparizioni al Milton Berle Show , l’attrice comica Nancy Walker e Judy Tyler, una nuova stella di Broadway. Oltre a quelli del Jazz Composers Workshop (Macero, Art Farmer, Eddie Bert e Mingus), Monk aveva portato con sé Willie Jones alla batteria.

Allen preparò il pubblico con una lunga introduzione che mirava a collocare Monk nel grande pantheon del jazz moderno.
Dopo averlo definito un musicista per musicisti, descrisse Thelonious come un uomo più interessato a crescere come artista che a diventare famoso. In un certo senso, resta dov’è e suona la sua musica che gli piace e ha un gran numero di devoti appassionati, molti dei quali musicisti. Parlò indirettamente del ruolo che Monk ebbe al Minton’s, di come Bird e Dizzy lo amassero, di come la nuova musica allontanasse dalla pedana i musicisti da poco e del modo in cui gli sviluppi musicali originati dal bebop avessero profondamente plasmato l’attuale indirizzo del jazz”

( il testo virgolettato è tratto da libro dal titolo Thelonious Monk storia di un genio americano autore Robbin D.G. Kelley. Traduzione di Marco Bertoli. Casa editrice Minimun Fax, Roma).

segue seconda parte

A cura di Alessandro Poletti – Foto Globalist

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