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UNO SPAZIO TUTTO SPECIALE

Le circostanze sociosanitarie ci obbligano quest’anno a ridisegnare il nostro stile di vita e le nostre abitudini, adattandole, spesso a discapito dell’esercizio del libero arbitrio e della libera scelta, in funzione di sempre nuove e diverse limitazioni, di colori appesi ad un filo, che da giallo potrebbe diventare rosso di punto in bianco.

Quel rosso che, ironia della sorte, è il colore per eccellenza del Natale: il colore delle tovaglie, delle palline e dei fiocchi sugli abeti addobbati, del vestito del Babbo che fa gioire, già nell’attesa, i più piccoli. Il colore dei fiori, delle piante, delle luminarie. Il colore dei cuori. Ma anche il colore della zona che accoglie i casi più gravi nei pronto soccorsi, e oggi anche il colore che contraddistingue le regioni più duramente messe alla prova dal Covid. E così, nell’attesa dell’ennesimo DPCM che ci darà le linee guida per arrivare a festeggiare il Natale contenendo al massimo il numero dei contagi, a me viene spontaneo condividere con voi una riflessione.

Premetto che il Direttore mi aveva chiesto di parlare di Israele e Palestina, e nonostante mi fossi preparata, il mio cuore mi sta suggerendo di partire per la tangente. Non me ne vogliano i colleghi della redazione, ma nelle poche libertà che oggi possiamo prenderci nella quotidianità, so che questa libertà, in questo spazio, mi viene garantita. E allora vi parlo di me.

Tra pochi giorni sarà il mio compleanno, quello che per me è il vero Natale: perché ognuno di noi, celebra la sua nascita e la sua rinascita, in quel giorno, così come si celebra nel giorno del 25 dicembre la nascita di Gesù.
Le persone che ho vicino, quelle con cui presumibilmente mi sarà concesso di trascorrere anche le festività, mi chiedono con insistenza che regalo vorrei. E davvero, non vorrei nulla, nulla di materiale, né per il compleanno e nemmeno per il prossimo Natale.

Perché quest’anno, che ha segnato in me un cambiamento importante, non solo perché come tutti voi ho vissuto e sto vivendo proteggendo e proteggendomi dal virus, ma perché alcune vicende personali dolorose mi hanno portato a ridisegnare la mia vita anche attraverso la spiritualità e l’amore, non ho bisogno d’altro se non di spazio, e di tempo. Da riempire di qualità, di amore, di attenzioni, di valori, di gratitudine e di doni. Perché così il mio Senso si compie. Perché così il mio tempo diventa tempio. E il mio spazio diventa sempre più ampio. Perché così posso respirare quella vita che non ha bisogno di essere filtrata, perché vita pura che mi rinvigorisce e mi rinnova ad ogni respiro. E io mi sento finalmente viva, di nuovo.

E viaggio, dentro di me, alla ricerca di sempre nuove scintille da trasformare in fuoco che riscalda, in luce che illumina, in quell’amore che renderà Natale ogni nuovo giorno. Per me, e per tutte le persone che posso raggiungere, rimanendo a casa, grazie allo spazio dato alle mie parole.

A cura di Sara Patron – Foto Imagoeconomica

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