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DANIELE GATTANO E LA COMICITA’

La comicità non è per tutti. Certo, l’essere spiritoso può essere prerogativa di molte persone, ma l’essere comico, possedere la vena comica è roba da pochi eletti. Uno di questi risponde al nome di Daniele Gattano, 29 anni, da Verbania, gay dichiarato. E proprio sulla sua omosessualità e su tutti gli stereotipi che questa produce, Gattano che, prima di essere comico e un attore, ci scherza parecchio.

Daniele Gattano, si presenti…
‘Sono un ventinovenne che si sta godendo le sue ultime quattro settimane da under-30. Sono nato a Verbania, città che ho lasciato per complicarmi la vita a Roma, e faccio l’attore anche se da tre anni a questa parte, sempre per complicarmi la vita, ho deciso di fare il comico.

Quando si è sentito, per la prima volta, un comico?
‘Un po’ già da ragazzino quando imitavo mia mamma. Però, credo di essermi sentito veramente comico quando, per un anno intero, ho fatto autoironia sul fatto di essere stato lasciato dal mio ragazzo di allora. Ho passato quell’anno a sfogarmi così, con i miei amici, raccontando loro sempre la stessa storia ma ogni volta in modo diverso. E loro ridevano… loro!

Come si può definire la sua comicità?
‘Sincera. Parto da me cercando di instaurare con chi mi ascolta un rapporto di fiducia. Il pubblico non deve mai pensare “questo se lo sta inventando!’

Con l’omosessualità si può scherzare?
‘L’omosessualità ha fatto sempre ridere. Lo stereotipo dell’uomo omosessuale alza sempre una risata, fin troppo facile. Io ho iniziato a fare comicità ribaltando questo punto di partenza. Tre anni fa, quando ho cominciato a scrivere di questo, nei miei testi inserivo spesso una leziosissima morale, volevo insegnare qualcosa. Oggi non più, cerco il concetto profondo ma senza sottolinearlo troppo, il pubblico deve ridere e solo poi pensare: ‘giusto!’.

Il fatto di essere un omosessuale dichiarato le ha creato problemi nel mondo dello spettacolo?
Esattamente il contrario! Sono sincero, avere una tematica così forte dalla mia, mi ha permesso di interessare molto di più gli addetti ai lavori. Ora lo step successivo sarà parlare anche di altro e interessarli allo stesso modo.’

Come è approdato a Colorado?
Sono arrivato a ‘Colorado’, andando a fare un normalissimo provino, qui a Roma. Anzi, al primo provino che ho fatto due anni fa non mi avevano preso, per cui ho ritentato l’anno scorso ed è andata bene! E’ stata un’esperienza istruttiva, far ridere in tv, avendo a disposizione pochi minuti, non è facile! E’ stata la mia prima esperienza televisiva, una macchina molto grande e complessa, entri in una famiglia e devo dire che ci sono stati colleghi che mi hanno davvero aiutato: Alberto Farina ad esempio è uno dei più generosi umanamente, Rita Pelusio durante i giorni delle registrazioni mi ha praticamente adottato, e poi sono contento di essermi confrontato con una delle comiche che più stimo in Italia, ovvero Mary Sarnataro, lei mi ha mosso anche delle critiche, l’ho ascoltata e le ho dato ragione.’

Continuerà come monologhista oppure ha in mente qualche personaggio?
‘Continuerò come monologhista, finché mi andrà. Scrivere il comico non è immediato, richiede ore e ore di lavoro. Non mi piace fossilizzarmi su una cosa sola ed è per questo che collateralmente faccio anche altro.
Il fatto di proporre un personaggio lo escludo, lo considero quasi un altro lavoro, molto difficile tra l’altro. Anche se non è il mio genere sono un amante dei personaggi, quelli fatti bene però, quindi: Marchesini, Minaccioni, Fullin… e vado matto per un personaggio proposto da un’attrice a ‘Tu Sì Que Vales’ che si chiama Miss Boh!
Molti comici sono partiti dai personaggi per poi passare al monologhismo come Luciana Littizzetto, Antonio Ornano, Teresa Mannino e molti altri. Effettivamente il passo contrario è molto meno frequente.’

A cura di Nicola Luccarelli

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