La Corte Suprema dell’Iowa ha aperto la strada a nuove limitazioni in materia di aborto da parte dell’assemblea legislativa dello Stato. Con la decisione assunta oggi, la Corte, ora composta quasi interamente da giudici di nomina repubblicana, ha stabilito che una precedente sentenza del 2018 era stata assunta erroneamente, ribaltandola. Allora, la Corte, con un orientamento meno conservatore, aveva stabilito che il diritto all’aborto era garantito in base alle leggi dello Stato. La sentenza della Corte dell’Iowa giunge nel quadro del più ampio dibattito a livello nazionale, in attesa della sentenza della Corte Suprema che potrebbe ribaltare la storica sentenza “Roe v. Wade” del 1973, che legalizzò l’aborto a livello nazionale

Quindi i legislatori dell’Iowa potrebbero vietare l’aborto nello stato senza completare il lungo processo di modifica della costituzione dello stato. La decisione dell’Iowa è derivata da una causa che impugnato una legge del 2020 che richiedeva un periodo di attesa di 24 ore prima che una donna potesse abortire. Un giudice, tra quelli che hanno annullato la legge, ha citato la sentenza del 2018 dell’Alta corte statale. La Corte Suprema dello Stato ha rinviato il caso del periodo di attesa al tribunale distrettuale. Nella sua sentenza del 2018, decisa con un voto di 5-2, la corte ha affermato che “l’autonomia e il dominio sul proprio corpo vanno al cuore di ciò che significa essere liberi”.

L’annullamento della decisione dopo soli quattro anni riflette un drammatico cambiamento nella composizione della corte. La governatrice Kim Reynolds ha nominato quattro giudici dal 2017 e sei delle sette persone sono state nominate da governatori repubblicani. Reynolds, un esplicito oppositore del diritto all’aborto, e i repubblicani nella legislatura hanno ripetutamente affermato di sperare che la corte ribaltasse la sentenza del 2018. Con questo in mente, Reynolds e i legislatori del GOP hanno dato al governatore un maggiore controllo sulla giuria che sceglie quali avvocati e giudici sono nominati per le posizioni nei tribunali. La decisione del 2018 aveva reso l’Iowa il sesto stato – con Alaska, Florida, Kansas, Montana e Minnesota – dove il diritto all’aborto è stato riconosciuto dall’alta corte dello stato. Come in Iowa, i repubblicani controllano le legislature e i governatorati in Florida e Montana, dove i leader del GOP sono stati ostacolati dall’emanare divieti di aborto che potrebbero entrare in vigore se la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltasse ila storica sentenza Roe vs Wade del 1973.

In Iowa, Reynolds ha detto il mese scorso di essere “orgogliosa della legislazione che ha firmato nel 2018″, incluso il divieto di abortire una volta rilevata l’attività cardiaca, già da sei settimane e spesso prima che molte donne sappiano di essere incinta. La misura prevedeva eccezioni per proteggere la vita della madre e nelle gravidanze risultanti da incesto o stupro anche se ultimamente non ha più citato questi parametri. I dati del Dipartimento di salute pubblica dell’Iowa mostrano che ci sono stati 4.058 aborti in Iowa nel 2020: 835 con procedura chirurgica e 3.222 con farmaci. Questo è stato un aumento rispetto all’anno precedente, quando sono stati segnalati 3.566 aborti. L’Iowa ha registrato una media di poco meno di 3.500 aborti all’anno dal 2015 al 2019. I documenti del tribunale mostrano che Planned Parenthood (Organizzazione no profit di assistenza medica) esegue circa il 95% degli aborti dell’Iowa. Gli aborti chirurgici e medici possono essere ottenuti nelle cliniche di Des Moines e Iowa City. Gli aborti farmacologici sono forniti in altre località cliniche tra cui Ames, Council Bluffs e Sioux City.

E mentre negli Stati Uniti sembra esserci un’inversione di rotta sulla questione aborto in Africa, in Liberia precisamente, i parlamentari stanno preparando una legge che estende l’accesso all’aborto, attualmente soggetto a rigide restrizioni che molte donne aggirano con mezzi clandestini e pericolosi. Una commissione mista del Senato ha iniziato il 13 giugno a discutere un testo che avrebbe ampiamente aperto la strada all’aborto legale fino a dodici settimane di gravidanza. La legge vigente consente l’aborto soltanto in caso di stupro, incesto, anomalie fetali, pericolo per la vita della madre o rischio per la sua salute fisica o mentale. Le esenzioni mediche richiedono l’approvazione scritta di almeno due medici. In caso di stupro o incesto, la prova deve essere fornita in tribunale. In caso contrario, l’aborto è punito con la reclusione fino a tre anni. “Vogliamo che l’aborto smetta di essere un reato penale, vogliamo emendare il codice penale per legalizzare l’aborto”, ha detto al parlamento all’inizio di giugno il presidente della commissione sanitaria del Senato, Augustine Chea, tra i promotori del testo. Le donne liberiane che non soddisfano i criteri imposti dalla legge ricorrono a pratiche non sicure per abortire. La Liberia ha uno dei tassi di mortalità materna più alti al mondo, con 1.072 decessi ogni 100mila nascite nel 2017, secondo le Nazioni Unite.

A cura di Televideo – Foto Imagoeconomica

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