Il castello di Lagopesole si erge in cima ad un colle sulla Valle di Vitalba, in provincia di Potenza.

La sua pianta rettangolare e le sue mura molto alte danno la sensazione di una fortezza inespugnabile e visibile da lontano.

La rocca, di origini normanne, venne acquisita tra il 1242 e il 1250 da Federico II, utilizzandola come residenza di caccia, per finire poi in mano agli Angioni, che la utilizzarono per fini militari.

Il castello ha forma quadrangolare con torri agli spigoli, e si accede all’interno del salone d’entrata attraversando un portale con arco a sesto acuto.

Successivamente si trova un androne con volta a botte del XVI secolo con due porte laterali: quella a destra conduce alla zona più antica denominata cortile piccolo, dove si può apprezzare un torrione a pianta quadrata, mentre quella a sinistra permette di entrare al grande “Salone dell’Imperatore”, decorato con una serie di pregevoli mensole a capitello.

La stanza seguente è il “Salone della Regina”, l’accesso avviene anche dal cortile maggiore, attraversando un portale con arco a sesto acuto sormontato da una meridiana.

Sempre dall’androne è possibile accedere al cortile principale del castello dove si trova un pozzo, utilizzato per la raccolta dell’acqua.

Da qui si può entrare nella cappella, ad un’unica navata, decorata con affreschi del XIII secolo.

All’interno vi è una scala che permette di immettersi in una piccola loggia che comunica con il salone dell’Imperatore; la loggia porta ad una tribuna riservata all’Imperatore, la quale gli permetteva di seguire le funzioni religiose.

Il “Salone degli Armigeri” regala una piccola curiosità, in fondo alla sala vi è una porta che tramite una scala portava ad un’apertura nella fortezza, chiamata anche “porta del soccorso” o “pusterla”, un piccolo ingresso segreto che permetteva ai messaggeri di portare notizie di attacchi imminenti.

In prossimità della torre nord-ovest vi è una stanza con pianta quadrata e volta a crociera, chiamata la “stanza segreta”, poichè l’entrata era coperta da una scala che nascondeva l’ingresso.

Questo castello è famoso perchè all’interno venne imprigionata una nobile donna, Elena Ducas, la moglie di Manfredi di Svevia, figlio di Federico II.

Elena morì giovane, a circa trent’anni.

In seguito alla morte del marito durante la battaglia di Benevento, Elena venne imprigionata nel castello da Carlo d’Angiò, dove trascorse gli ultimi momenti della sua vita in totale solitudine, lontana anche dai suoi figli, imprigionati a Castel del Monte.

Si lasciò morire d’inedia, ma la condizione beffarda volle che in questo castello Elena visse una vita molto felice assieme alla sua famiglia.

Legata a questo castello è collegata una leggenda, la quale narra che lo spirito di Elena, denominata “Elena degli Angeli”, non abbia mai in realtà abbandonato questo luogo e che lei sia in eterna attesa del ritorno dell’amato marito e dei suoi figli.

I visitatori raccontano che al tramonto si può intravedere il suo fantasma, vestito di bianco, nascosto dietro le tende di una finestra, con in mano una lanterna, che guarda singhiozzando l’orizzonte, attendendo disperatamente l’arrivo dei suo cari.

Si dice che lo stesso Manfredi, avvolto da un manto verde, cavalchi uno splendido cavallo bianco nella campagna circostante, nel tentativo di ritrovare la sua amata moglie.

Un’altra leggenda è legata al torrione dove è collocata una gigantesca finestra con ai lati due mensole con teste umane: quella di destra è il volto di Beatrice, la seconda moglie di Federico Barbarossa, mentre quella di sinistra è rappresentata dallo stesso imperatore, raffigurato con corona, lunghi capelli e orecchie d’asino.

A questa raffigurazione è collegata la leggenda che narra di Federico I Barbarossa, il quale venne colpito durante la sua vecchiaia da una malattia congenita che gli deformò le orecchie e, per tale motivo, era solito portare sempre capelli lunghi che gli permettevano di nascondere questo imbarazzante difetto.

I barbieri che avevano accesso a palazzo e che per qualche motivo entravano in contatto con lui rischiavano ovviamente la vita, a coloro che capitò di dovergli sistemare la capigliatura, nonostante giurassero di mantenere il segreto, inevitabilmente caddero nel suo trabocchetto, perdendo la vita.

Per una strana fatalità, un giorno però, un giovane barbiere riuscì a divincolarsi dal tragico trabocchetto, l’imperatore gli donò quindi salva la vita a condizione che non raccontasse nulla al di fuori delle mura del castello.

Il ragazzo spaventato ovviamente non raccontò nulla, ma la tentazione fu talmente forte che un giorno il barbiere stesso corse lontano fuori dalle mura del castello, fermandosi in un luogo isolato dove scavò una buca. Successivamente urlò all’interno della buca il segreto che custodiva: “Federico Barbarossa tiene le orecchie d’asino”.

Dopo un po’ di tempo in quel luogo iniziarono a crescere delle canne che quando venivano mosse dal vento sembravano raccontare il segreto dell’Imperatore.

Non si sa in realtà che fine fece il giovane barbiere e se fosse stato punito dallo stesso Barbarossa.

La leggenda insegna però, che per ovvia sicurezza, è meglio non rivelare i segreti che promettiamo di custodire, perchè non sempre abbiamo la fortuna di fuggire ai trabocchetti.

A cura di Barbara Comelato – Foto Basilicata

Redazione IL POPOLANO

La Cesenate

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