La situazione epidemiologica della pandemia da Covid-19 è tutt’altro che finita. L’Italia già in queste settimane è alle prese con un vero e proprio boom di contagi. Si tratta però di forme meno gravi rispetto a quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni soprattutto grazie alla protezione che abbiamo tratto sia dai vaccini che dall’infezione naturale.

La variante BA 2.75 – In queste ultime settimane occhi degli epidemiologi che seguono l’andamento del Covid-19 su scala mondiale sono concentrati sulla nuova sotto-variante BA 2.75, identificata in India. Una caratteristica è la velocità di trasmissione: in un mese si è diffusa dall’India alla Germania e al Canada, fino alla Nuova Zelanda. In Italia non è stata ancora rilevata.

Secondo il direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti, “Vale la pena tenere d’occhio la nuova sotto-variante in quanto potrebbe essere ancora più contagiosa della Omicron 5 e avere un’elevata capacità di infettare le persone guarite e vaccinate: se Omicron 5 ha un R0 (il numero di riproduzione di una malattia infettiva cioè quante persone sono contagiate da un positivo) tra 15 e 17, la nuova variante può arrivare fino a 20. Questo vuol dire che ogni positivo può arrivare a contagiare fino a 20 persone”.

Dobbiamo monitorare la situazione“, ha osservato Bassetti perché “nei prossimi mesi potrebbe prendere il sopravvento. E’ difficile prevedere la pericolosità di BA.2.75. Le 45 mutazioni in comune con la BA.2 e poi altre 15 diverse, quindi circa 60 in totale, fanno pensare che possa essere in grado di eludere le difese immunitarie dei vaccini e quelle naturali. Ma fino ad oggi tutte le mutazioni delle varianti non hanno dato forme più gravi di Covid“.

E sul fronte vaccinazioni l’infettivologo avverte: “Non è più tempo di aspettare, dobbiamo pensare a cosa fare a settembre – ottobre, perché oggi abbiamo una fiammata estiva, mentre in autunno potrebbe arrivare una nuova ondata, che sarà tanto più piccola quanto sarà grande la nostra capacità di fare la dose di richiamo. E’ necessario farci trovare pronti a settembre, bisogna essere forti, precisi, e non dovremmo fare gli errori fatti con la quarta dose agli over 80. Tre italiani su quattro non l’hanno fatta, quindi qualcosa non ha funzionato”.

Inoltre ieri l’Ema ha dichiarato che a settembre dovrebbero arrivare anche i vaccini aggiornati alle varianti.

Bassetti spiega: “Dobbiamo essere consapevoli di aver fatto tutto quello che c’era da fare a cominciare da un’importante campagna informativa. Dobbiamo ripartire da quello che abbiamo fatto molto bene l’anno scorso, gli hub vaccinali, le regioni organizzate, magari una struttura che coordini. Non la chiamerei più quarta dose, semplicemente richiamo. Dovremo abituarci a una dose di richiamo all’anno esattamente come si è fatto con l’influenza. Io la consiglierò a tutti, – ha precisato l’infettivologo – e la raccomanderò fortemente agli over 60, i fragili e gli over 80 sono la priorità”.

A cura di Silvia Camerini – Foto Imagoeconomica

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