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GABRIELE PAPI IL FELLINI DI CESENA

Romagna. Terra di artisti, poeti e registi. Dal dopo guerra molte penne appuntite, giuristi di nobiltà francese, americana, hanno scritto di Tonino Guerra e Federico Fellini. Premi e Oscar alla carriera ricevuti per rime omeriche e pellicole da Dolce Vita.
Romagma. Dolce, chiara è la notte e senza vento. Pronunciate le comunissime parole di questo girovagante che è fra gli endecasibili di più limpida trasparenza come usa dire spesso quando lo incontro per il borgo malatestiano, con la sua cartella di scuola, Gabriele Papi rimane immobile. Posa la luna e di lontan rivela – serena ogni vallata di Romagna.

Ci verrebbe voglia di ricordare Giovanni Pascoli, invece sono le sciabolate ben cadenziate di Gabriele, che sa sempre alzare il piedino per rimanere in piedi fermando la spalla per sentirsi ancor più in equilibrio. Quando parli con lui è impossibile coricarsi come un brillo. E’ una fucina di STORIA e non solo cesenate, è un compagno di lavoro che ha sempre una nuova battuta e guai sottometterlo perchè con il suo sapere, il suo linguaggio è in grado di dribblarti sempre, insomma è uno che anche se fa piroette, la sà lunga dal sovrastar dei tetti agli orti della città malatestiana.

Gabriele Papi, merita la cittadinanza honorem e il nuovo sindaco Lattuca farebbe bene convocarlo a Palazzo reale senza sforzo apparente, per incoronarlo come primo assoluto giornalista storico delle rive del Savio. Gabriele a Cesena ha fissato i bulloni in terra, studiando giorno e notte, approfondendo con ammirazione il lavoro degli avi.

Non è difficile per me dedicargli, come disse Brera a Pelè, epinici di lode, in fondo Gabriele ha sempre la sua esca in tasca per pescarti e non ricade mai in dietrologie, in troncature. Questo si chiama vero giornalismo, saggezza, pensiero di libertà assoluta in modo particolare quando il suo sguardo si abbassa e la sigaretta emana sillabe soavi, piene di cultura, d’amore per questa professione a volte puttanesca.

Gabriele ha un cuore e due polmoni perfetti anche nella dialettica spicciola, dove contano più i sentimenti che le indagini, si può dire per fare un paragone calcistico che è un mostro di coordinazione, un vocabolario della lingua italiana, uno storico di scioltezza e precisione.

Per questo noi cesenati, ogni volta che lo incontriamo, anche se non siamo balilla, abbiamo il dovere di alzare la mano e dire grazie GRANDE UOMO fatto di pasta romagnola e nobiltà contadina.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Vittorio Calbucci archivio storico

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