E’ fin troppo facile martoriare i perdenti, e quindi non ci proveremo su Luigi Di Maio, nonostante lui non abbia avuto lo stesso riguardo con chi perse le elezioni precedenti. Lasciamo poi stare la totale mancanza di autocritica dal capo politico del M5S, che per giustificare una sconfitta eclatante ha tirato in ballo l’astensionismo come un bambino che sbraita con la mamma perchè non gli dà il lecca-lecca.
È già abbastanza spiritoso che abbia annunciato dopo le votazioni “nessuno, nel Movimento, ha chiesto le mie dimissioni”, come se un capo che dimezza i voti nel giro di pochi mesi (mentre il suo rivale – perché in queste elezioni Salvini era il suo vero rivale – li raddoppia) non debba avere la sensibilità e la dignità di presentarle direttamente lui.

Niente di tutto questo, la debacle politica scivola via sopra una buccia di banana e Di Maio si limita a dire che questo voto spronerà lui e il Movimento a realizzare con ancora più rapidità ed efficacia i punti previsti dal contratto di governo con la Lega. Ma siccome Di Maio ha qualcosa di liberale e democristiano, quelli che capiscono i sofismi della politica insinuano che egli abbia parlato alla nuora affinché la suocera intendesse. E cioè che Di Maio abbia lanciato alla Lega messaggi che somigliano molto a minacce. Ad esempio, quando ha detto che il Movimento frenerà “gli estremismi”; o quando ha chiarito che il dossier sulla Tav è nelle mani di Conte, le quali non sono propriamente quelle di un Sì Tav.

Insomma il dubbio è che Di Maio voglia arrivare a cercare, il più presto possibile, l’incidente che spinga la Lega a fare il passo che il M5S non vuol fare, e cioè a far cadere il governo. Ammesso che tutto questo accada, non sappiamo se basterà a salvare a Di Maio il posto e la sua breve carriera in politica. Potrebbe però servire a tentare una nuova alleanza di governo “di sinistra”, per fronteggiare una coalizione “di destra” che alle urne risulterebbe vincente. Sarebbe, per il Movimento Cinque Stelle, un’altra prova di rinnovamento. O, se si vogliono chiamare le cose con il proprio nome, di trasformismo. Ma a tutto questo bisogna fare i conti con Giorgia Meloni che cresce in modo straordinario con Fratelli d’Italia e con il cav. di Forza Italia che alla fine potrebbe tornare ad essere l’ago decisivo della bilancia in caso di nuove votazioni che andrebbero a rafforzare ancora di più la Lega.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Image

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