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SANPA PA TI… E LE DROGHE

Avevo raggiunto da poco la maggiore età. Anch’io ero sballato, ma da ballo. Erano gli anni in cui con Gianni Fabbri e Giorgio Utili si era portato il “Paradiso club” ai massimi vertici. Discoteca con un grande parco e piscina esterna, candele e tavoli con tovaglie di fiandra per cene di altissimo livello in modo particolare quelle sotto le stelle con la salsedine del mare che ti arrivava alle narici. Era illuminato sui colli di Covignano conosciuto in tutto il mondo e al sabato per raggiungerlo dovevi fare lunghe file, allo stesso modo di quando ci si spostava per andare a vedere un derby allo stadio.

La fantasia, mi portò a costruire un club privè con tanto di tessera personale, sopra la pista centrale, dove tanti giovani si scatenavano fino all’alba con i decibel al massimo. Al piano superiore invece la musica era più rilassante per creare una certa intimità. Prese piede, ebbe successo e venne frequentato da molti politici, comici, attori, musicisti, cantanti, imprenditori di fama.

Eppure al di là della Galvanina, dove mio padre con Gigi Ballandi mandavano in onda “Baniera Gialla”, c’era una ben diversa realtà. Giovani sballati di alcool, eroina, cocaina, completamente a terra, cadaveri viventi che chiedevano a Vincenzo Muccioli, il pass per entrare a San Patrignano, da lui fondata nel 1978 nel Comune di Coriano. Una comunità che era nata nella sua vastità collinare per la passione dell’agricoltura, degli animali, della campagna, anche se Muccioli iniziò il suo primo mestiere come assicuratore nell’agenzia di papà.

Ma poi le urla di tanti ragazzi, delle loro famiglie, che non avevano dalla loro parte lo Stato, i grandi della politica, fecero prendere a Vincenzo Muccioli una decisione esoterica, difficile da credere; quella di abbracciare e accogliere nella sua “terra” tutti coloro che avevano bisogno di ritrovare la propria personalità, di ritornarne a vivere con fiducia, speranza.

SanPa con il passare delle ore, dei giorni, come una clessidra impazzita che si gira da sola, iniziò a crescere in modo spaventoso e le richieste per oltrepassare il confine della comunità non si contavano più. Tra i tanti ragazzi sbandati, consumati dalle droghe pesanti, vi erano anche quelli di famiglie ricchissime come i Moratti, i Villaggio…

E, fu proprio il mio genitore ad aiutare Piero Villaggio, il figlio del famoso “Fantozzi” a farlo entrare in comunità, anche se alla fine gli costò il suo cappotto di cashmere. Si, fu proprio così. Nel viaggio di ritorno Paolo Villaggio, distrattamente lo prese con se dall’auto che mio padre guidava.

Ma quel giorno, non era stata importante la scena del capo spalla, ma avere dato a Piero la certezza che un giorno sarebbe tornato nuovamente un uomo con dei sani principi. Dopo tre anni di permanenza, con la felicità anche di Vincenzo Muccioli, la storia dapprima incresciosa di Piero si concluse con il vortice dell’eroina.

Vincenzo ha lasciato SanPa troppo giovane, ma i suoi ragazzi sono ancora vivi, molti di loro sposati e divenuti genitori; e, per loro Muccioli, che li ha risorti, rimane anche in cielo il vero Salvatore…

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Imagoecnomica

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