E anche quest’anno, è arrivato il Natale, per molti il periodo più atteso, soprattutto in questo 2020.

Anche io ho sempre apprezzato il Natale per vari motivi; come il riunirsi coi vari parenti, il ritrovare il sano spirito natalizio, e, da bambino, come penso chiunque, per la tanto attesa apertura dei regali, nella mattina del 25 dicembre.
Ma ora sono cresciuto, non sono più un ragazzino, e la carta d’identità di anni ne segna ben 22; nel tempo ho cambiato e limato la mia percezione di questa festività, e, essendo un grande appassionato di calcio, ho legato questo momento dell’anno anche ad un importante evento storico, e sportivo per certi versi, avvenuto ben 106 anni fa, che oggi, in questo articolo, mi piacerebbe narrarvi. Si tratta della “Tregua di Natale”.

Siamo nel dicembre del 1914, la Prima guerra mondiale imperversa in Europa da oramai 5 mesi, e la situazione, nel fronte occidentale, tra tedeschi e inglesi, non accentua a placarsi.
Anche nei campi di battaglia arriva il periodo natalizio, periodo che in tempi di guerra viene cancellato e ignorato nella maniera più assoluta, per di più tra i vari soldati impegnati a combattere e a dare la propria vita sul fronte. Ma quell’anno no, quell’anno avvenne qualcosa di unico e straordinario.

I soldati delle due fazioni, stremati dalla logorante guerra di trincea, tipica del primo conflitto mondiale, decisero di dire basta. Basta agli scontri, basta alle violenze, basta alle uccisioni. Almeno per il periodo natalizio.
Così i soldati tedeschi e inglesi, decisero di incontrarsi nella “No man’s Land”, la terra di nessuno, ovvero quel cuscinetto di territorio situato tra le due trincee, e che, appunto, non era ancora stato conquistato da nessuna fazione, per fare qualcosa che durante un conflitto armato non era mai stato fatto, ed era semplicemente imprevedibile ed impensabile: organizzare una tregua natalizia.

Tregua, in cui i soldati ebbero l’occasione di dare una degna sepoltura ai cadaveri dei loro compagni rimasti nella terra di nessuno, di scambiarsi doni e gesti di fratellanza, e, cosa che mi sorprese più di tutte, disputare vere e proprie partite di pallone, tra un’armata e l’altra (possiamo definirlo, ironicamente, uno dei primi Germania-Inghilterra della storia).
Ovviamente, come tutti sappiamo, al termine di questo straordinario evento, la tregua lasciò il posto alla follia umana della guerra, che ricominciò più violenta che mai, per altri 4 estenuanti anni, estendendosi anche a livello mondiale, e facendo perire, molto probabilmente, anche la maggior parte dei soldati che presero parte alla “Tregua di Natale”, e che, fino a qualche giorno prima, tenevano in braccio un dono da consegnare ad un altro soldato, piuttosto che un fucile. Un finale, tanto triste, quanto prevedibile.

Quando, anni fa, lessi di questo avvenimento, esso mi si scolpì sul cuore, e mai se ne andò; questo evento, per me rappresentò, e rappresenta tutt’ora, la più grande dimostrazione di spirito natalizio di cui io abbia mai sentito narrare, e di cosa è, e dovrebbe essere, il Natale; cosa che spesso, soprattutto nella società consumistica attuale, si tende a dimenticare e ad ignorare.

E se, a ricordarsi di questo spirito, ci sono riusciti dei soldati, al freddo, in mezzo al fango, e circondati dai cadaveri dei loro compagni, in situazioni veramente al limite della sopravvivenza, non vedo come non possa riuscirci ognuno di noi, seppur in questo periodo di crisi e di difficoltà generale.

Auguri di Buone feste ai nostri cari lettori

A cura di Giacomo Giunchi – Foto Redazione

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