Non è facile sedersi al computer per scrivere di calcio, di quel mondo che Davide Astori ha lasciato improvvisamente e che nella domenica di elezioni politiche epocali ha deciso di fermarsi per rendergli omaggio.

Giusto fermarsi e giusto, per una volta, anteporre la persona allo “spettacolo” che non deve continuare sempre e comunque, davanti a qualsiasi cosa; vero, spesso le cose sono andate diversamente e la morte di questo ragazzo non è che una goccia in mezzo al mare di ciò che succede quotidianamente, tragedie comprese, però finalmente si è fatta la cosa dettata dalla ragione, dal cuore, e non dal business.
Domenica di ricordi ma sabato di pallone rotolante e che botti sono usciti in tre partite tiratissime nonostante tempo inclemente e freddo; ma si sa, in campo il freddo da meno fastidio se ci si muove e non c’è dubbio che da Ferrara a Roma, per finire a Napoli, non ci è certo addormentati per la noia.
Il là alla tornata calcistica è arrivato da uno Spal-Bologna incerto fino alla fine, fine a quando il bomber bolognese Destro ha dimostrato di avere probabilmente scambiato di piede le scarpe e si è divorato il gol più facile a mezzo metro dalla porta spalancata; che il buon Mattia non sia il primo a mancare il bersaglio da così vicino non serve però a cambiare il risultato della partita.

Partita che la Spal ha vinto meritatamente, contro il solito Bologna che dopo una bella prestazione non ci mette molto a tornare anonimo, salvo che nelle dichiarazioni del proprio allenatore; che evidentemente non si è accorto di quanto tempo ci è voluto (settantanove minuti) per vedere il primo tiro nello specchio della porta da parte dei suoi.

La squadra di mister Semplici, dopo un periodo negativo, è tornata a sperare in una salvezza che, vista la portata di molte avversarie potrebbe non essere poi così utopica, specie se il gioco tornerà ad essere quello visto per gran parte della stagione.

A Roma, nel fine pomeriggio, la Lazio sognava di fare l’ennesimo sgambetto stagionale ad una Juve che sicuramente aveva già una parte di pensieri rivolti al mercoledì di Londra, quando ci sarà in gioco il ritorno di Champions, e giocava un primo tempo di contenimento, un po’ per non sprecare energie ed un po’ per lasciare sfogare la Lazio reduce dai supplementari e rigori, con sconfitta, di Coppa Italia.
Si è andati avanti quindi senza grandi colpi e con qualche sbadiglio, sino a pochi secondi dalla fine, quando Dybala, cadendo, ha infilato il portiere laziale, giusto per ribadire il “carattere” bianconero, quello cioè di una formazione che non smette mai di provarci sino alla fine, anche se bisogna ammettere che a volte occorre il “coinvolgimento” di qualche parte anatomicamente ben nota!

Certo a Napoli si pregustava già di rimanere non solo avanti in classifica, ma addirittura di allungare la distanza dalla Juve al di là della partita in meno che i bianconeri devono recuperare contro l’Atalanta; indubbiamente la Roma non è l’ultima arrivata, ma i giallorossi negli ultimi tempi di colpi ne hanno persi e quindi si confidava nella forza azzurra per raccogliere un’altra vittoria fondamentale.

Invece, insieme alla vittoria bianconera dell’ultimo istante, arrivava al San Paolo una doccia gelatasportiva inattesa quanto giusta, un 2-4 che se non rispecchia appieno quanto fatto dai ragazzi di Sarri, dice di una Roma in versione “Re Mida”, perché segnare quattro reti tirando cinque volte in porta non è certamente cosa usuale.

Napoli quindi potenzialmente scavalcato e con il confronto diretto da giocare in uno Stadium, sin qui indigesto, ammesso e non concesso di non vedere altre sorprese da qui all’appuntamento del 22 aprile; un Napoli che ci ha provato in tutti i modi ma ha trovato un Alisson strepitoso e che non sempre è stato preciso e concreto come ci aveva abituato.

Il resto doveva andare in onda in una domenica importante per il nostro Paese, ben oltre il calcio, con un derby di Milano tutto da vivere ed altri incontri per lo più di buon interesse, ed invece…

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani foto Silvano Galassi

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