MASSIMO GALLI, PROFESSORE

“Francamente la situazione politica mi indigna e non poco. Appare come l’orchestra che suona mentre il Titanic affonda. Vedo che c’è ben altro di cui occuparsi in questo momento” in cui “conviviamo con una pandemia disastrosa. Dopo cromatismi regionali vari abbiamo una situazione in peggioramento. Magari non è il momento di distrarsi. Bisognerebbe stringere tutti le fila e aspettare la fine della pandemia per scannarsi”.

Lo afferma l’infettivologo Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano, in un’intervista esclusiva alla Stampa sulla pandemia e la crisi di governo.

“Il dato più sensibile non riguarda i decessi, che non è detto che siano quotidiani e riguardano malattie protrattesi per settimane, ma ciò che conta è che gli infettati crescono stabilmente e gli ospedalizzati risalgono”, sottolinea.

E alla domanda se siamo tornati a valori simili alla prima ondata con pochi tamponi, molti contagiati sommersi e tanti morti, Galli ha risposto: “Temo di sì. Il numero dei ricoveri è simile e anche se nella seconda ondata siamo più organizzati ci sono stati 43mila morti, e non è finita”, “nei prossimi dieci giorni capiremo quanto pagheremo le festività e poi speriamo non arrivi anche una terza ondata”.

Sull’ipotesi di un lockdown duro, ha detto: non è presto, “è il momento di pensare a provvedimenti fermi da coniugare con il piano vaccinale. Se ci sono le dosi sufficienti si può pensare a una chiusura in tempi brevi per abbassare il contagio e favorire una vaccinazione di massa”.

Siamo tornati a marzo dunque?
“Temo di sì. Il numero dei ricoveri è simile e anche se nella seconda ondata siamo più organizzati ci sono stati 43mila morti, e non è finita” perchè “nei prossimi dieci giorni capiremo quanto pagheremo le festività e poi speriamo non arrivi anche una terza ondata”.

A cura di Elena Giulianelli – Foto Imagoeconomica

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