Influenza aviaria e peste suina. Per il Wwf sono due aspetti di un medesimo problema, quello dell’eccessivo consumo di carne e degli allevamenti intensivi. Nel report “Taccare con mano la crisi ecologica” emerge un dato che fa pensare: il 75% delle nuove malattie che hanno colpito gli uomini negli ultimi dieci anni proviene direttamente da animali o comunque da prodotti animali. Segno, per l’organizzazione internazionale non governativa di protezione ambientale, che qualcosa non va nel modo in cui viene gestita la filiera dell’allevamento degli animali e del consumo di carne.

Le due più recenti malattie, la prima letale per i suini, la seconda causata dai virus che colpiscono prevalentemente il pollame domestico e gli uccelli acquatici selvatici, oggi rappresentano le preoccupazioni più grandi per la zootecnia italiana e non solo, poiché si registrano casi di queste due malattie in tutto il mondo, con nuovi preoccupanti focolai in Europa. “La transizione ecologica che auspichiamo per rendere possibile un nostro futuro sul Pianeta deve assolutamente rifondare il sistema alimentare. Immaginare di produrre proteine animali in maniera sempre più intensa e a costi sempre più bassi è il modo migliore per condannarci ad un futuro di malattie, di crisi insormontabili e di libertà negate”.

La peste suina ha richiesto misure speciali per cercare di arginarla, creando dei mini lockdown territoriali, dopo che erano scoppiati dei focolai in 78 comuni del Piemonte e in 36 comuni della Liguria. Per il Wwf la diffusione a gennaio di peste suina e influenza aviaria in Italia è legata “all’insostenibilità delle condizioni di allevamento intensive di suini e di pollame, oltre che all’aumento dei contatti tra specie selvatiche e specie allevate. Fra i fattori che potrebbero aver contribuito alla diffusione anche il commercio e trasporto illegali di animali e carni, e lo scorretto smaltimento dei rifiuti prodotti dagli allevamenti e delle carcasse di animali infetti, che possono essere inclusi nei mangimi per avicoli e suini”.

A cura di Elena Mambelli – Foto Imagoeconomica

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