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IL SOFFIO DEL VENTO COME FURORE

John Steinbeck in qualche modo mi rappresenta, in modo particolare nel suo romanzo: Viaggi con Charley. L’autore racconta la sua lunga e tenera esperienza con il suo barboncino mentre viaggiava intorno alla California alla ricerca della sua serenità, dopo aver visto soprusi nei confronti di molti lavoratori americani depressi. Anch’io come John, da ragazzo avevo voglia di scoprire nuove avventure in compagnia del mio cocker, scappando dalla mia terra spensierato e libero verso la Sardegna e Montecarlo, soprattutto durante la notte. Al contrario dell’autore non ero desideroso di successo, ma sentivo dentro di me ardere mentre sgommavo verso quei luoghi tra lo spartano e la ricchezza. Era come se il mio spirito mi guidava lì, stavo bene tra le dune e il Cafè de Paris, e scrivere mi riusciva ancor meglio.

Ho avuto molta fortuna, ma credo anche maturità, perchè l’impatto di girare in solitudine, non è per tutti ma ero molto affezionato all’isola come al Principato di Monaco. Non sono mancate le conoscenze perchè quell’aria era come quella di casa. Ho conosciuto personaggi importanti, ma anche pastori, pescatori di aragoste e con tutti, tra un sigaro e l’altro, il tempo sempre molto delizioso scorreva via velocemente. Erano stupende le barche di lusso, ma anche i pascoli, le calette, gli scogli, la sabbia.

Io che vengo da una famiglia dapprima povera e poi agiata, ho voluto guadagnarmi queste esperienza attraverso lavori stagionali, destinati alle raccolte di pesche e albicocche nel castello del Conte Rognoni a Calisese di Cesena. Probabilmente quello che mi assimilava a John era la voglia del “Furore” che non era la ribellione dei braccianti agricoli d’America, ma la volontà di modificarsi dentro, di togliersi il peso dell’ignoranza e provare a vivere con una certa morale destinata anche per il bene altrui.

Dai quei lontani anni, pure quest’anno in modo nitido e succinto sono tornato con la famiglia nell’isola della Luna, dove i tramonti si sposano con la sera. Con grande stile, il nostro Direttore responsabile e signora ci hanno raggiunto per un medio periodo e insieme con saggezza, oltre ad avere il pane caldo ad ogni cena, ci siamo gustati la Costa Paradiso, non solo e abbiamo ascoltato le parole dei longevi sardi; entrambi abbiamo capito quanto la vita per loro sia accostata alla lentezza, non certo perchè son pigri o assonnati, no, solo per il fatto che non serve correre, avere stress, strapotere, sentirsi i migliori, aggrapparsi a traguardi esteriori. In quella terra meravigliosa la vita è sorgente d’acqua, di pura amicizia, cordialità e permettetemi di un alto tasso di moralità. Donne e uomini che hanno mani ruvide, che lavorano la terra, che costruiscono alloggi per i turisti, che riparano le loro imbarcazioni, i loro trattori, mani che sanno cucinare. Hanno una ben precisa identità. E, sul buon mangiare, non è mia consuetudine e nemmeno del Direttore Vigliani, ma come il soffio del vento, vogliamo consigliarvi il Ristorante LU MAESTRALI a Viddalba in Provincia di Sassari, gestito in modo encomiabile da due giovani fidanzati della contemporaneità del gourmet di altissimo livello con proposte culinarie rivisitate della loro terra che incantano il palato.

A LU MAESTRALI vivono i legami straordinari tra i buongustai e i processi innovativi della buonissima cucina. Siamo sinceri, e del tutto affezionati anche ai camerieri che ci hanno insegnato a sorridere sorseggiando a fine cena un mirto profumato dal colore chiaro. https://www.facebook.com/LuMaestrali/
Grazie a LU MAESTRALI la notte è sempre illuminata da buoni propositi. In bocca al lupo giovani ristoratori, la strada che avete preso è quella giusta, ci si vede la prossima estate e magari vi portiamo piadina e Nebiolo tanto per gareggiare sportivamente. Oppure se preferite istituiamo un triangolare tra il Torino, il Cesena e il Sassari nello stadio di Viddalba.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Redazione

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