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SULLE TRACCE DI KAREN BLIXEN

“…il destino degli altri può servire, rispetto al proprio, quasi solo come chiarimento…”

La vita di Karen Dinesen, poi baronessa Blixen a seguito delle nozze con il cugino Bror, è il racconto di una fedele ostinazione a compiere fino in fondo il proprio destino, di donna e scrittrice, con la determinazione di chi, solo nell’accettazione profonda della sorte, sa di poter perseguire l’umana, tormentosa ricerca della felicità.

Una vita che potremmo narrare divisa da uno spartiacque profondo: gli anni africani tutti centrati intorno alle fatiche legate alla coltivazione della terra ed a un amore nato in quei luoghi, quello con Denish Finch Hatton, e gli anni del ritorno in Danimarca, in cui Karen maturò e si affermò come una tra le più note scrittrici del panorama europeo e statunitense.

Più che i libri, editi in Italia, della Blixen si conosce il tradimento cinematografico.
Orson Welles gira, nel 1968, Storia immortale, nel 1982 Emidio Greco elabora Ehrengard, nel 1987, con Il pranzo di Babette, Gabriel Axel ottiene l’Oscar come miglior film straniero.
Il capolavoro resta La mia Africa (firma Sydney PollacK 1985): la Blixen è interpretata da una straordinaria Meryl Streep, mentre l’amato Denis Finch_Hatton, aristocratico inglese, dandy cacciatore, play boy in quinta esotica è Robert Redford.

Uno dei capitoli più belli del libro è dedicato al legame tra Karen e la gazzella Lulù, cresciuta nella fattoria, poi libera.
Un tempo conoscevo una principessa in esilio, che aspirava al trono; ora quella stessa principessa, la ritrovavo nello splendore della regalità riacquistata… Ora era interamente se stessa.

Sylvain Tesson, in La pantera delle nevi, parla con meraviglia, de La mia Africa.
Insegna, dice, come sia possibile continuare a stupirsi pur guardando, ogni giorno lo stesso paesaggio.
In Africa il rito è il sonno meridiano, la contemplazione della preda.

I Kikuyu sono preparati all’imprevisto e abituati all’inaspettato. In questo sono diversi dai bianchi, che di solito cercano in tutti i modi di proteggersi dall’ignoto e dagli assalti del fato. L’indigeno considera il destino un amico, perchè è’ nelle sue mani da sempre; per lui è la sua casa l’oscurità familiare della capanna, il calco profondo delle sue radici. Se sei un uomo in fuga, l’Africa ti azzanna, non offre rifugio, l’Africa e’ per chi segue vaste avventure, disperde i nomi, non ha fretta nè scopo, ha storie da narrare“.

Mi piace lasciarvi con questa suggestione che ci rimanda all’idea di questa donna personaggio: coraggiosa, libera, forse anche arrogante, ma estremamente vera.
La cosa più vicina al sogno, nel mondo della veglia, è la notte in una grande città, dove tutti sono sconosciuti per tutti, o la notte in Africa”. (Karen Blixen)

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Karen Blixen Museum

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