Per quanto poco concentrati, la vastità degli abissi ospita – ben distanziati – una moltitudine di pesci abissali impressionante: tra questi rientrano alcune specie di acqua dolce che popolano laghi profondissimi come il Bajkal in Siberia o i Grandi Laghi dell’America del Nord; sono presenti poi gli squali come i somniosus, lo squaliolus laticaudus (che, peraltro, è la seconda specie più piccola al mondo), il bioluminescente etmopterus, l’isistius brasiliensis (l’incubo di tutti i pesci più grandi di lui) o lo squalo goblin, scientificamente denominato mitsukurina owstoni.

Oltre a quelli appena menzionati, esistono infine altre specie di pesci abissali che l’uomo è riuscito a studiare e disegnare. Ecco le cinque più famose.

Il pesce blob
Tecnicamente psychrolutes marcidus, il pesce blob è uno dei più celebri abitanti degli abissi per le sue fattezze non proprio aggraziate che gli hanno permesso di ottenere il ruolo di mascotte presso la Ugly Animal Preservation Society. In realtà, questa specie è brutta solo se decontestualizzata: osservata nel suo habitat e alla pressione per cui il suo corpo è pensato si presenta infatti come un pesce iconograficamente piacevole, salvo poi assumere una consistenza gelatinosa in superficie a causa di una struttura ossea morbida e indispensabile per vivere tra i 600 e 1.200 metri di profondità.

Le rane pescatrici
La categoria rane pescatrici raggruppa al suo interno diverse tipologie di pesci abissali accomunate da un’esca bioluminescente per la caccia, una bocca ampia con denti acuminati, dei piccoli occhi e alcune appendici atte all’orientamento. Tra questi ci sono la bufoceratias wedli (tondeggiante e tozza, vive tra i 400 e 1.750 metri) e la linophryne arborifera (la cui femmina – grande circa cinque volte più del maschio – ingloba il partner nel suo corpo durante la riproduzione, arrivando a condividere con lui anche il sistema circolatorio).

Il pesce mandibola
Chiamato anche malacosteus niger, il pesce mandibola vive tra i 500 e i quasi 4.000 metri di profondità e assume colori che vanno dal nero al rosso per mimetizzarsi con l’ambiente che lo circonda. La sua bocca, spaventosamente grande e mobile, attacca dunque senza dare segnali preventivi e annullando, di fatto, il rischio di insuccesso: questo gli permette di approfittare di ogni sporadico incontro che si può verificare laggiù.

Il calamaro vampiro

Il calamaro vampiro dall’inferno, questo il significato del suo nome latino vampyroteuthis infernalis, frequenta le zone comprese tra i 600 e i 1.200 metri e può arrivare ai 30 centimetri di lunghezza. Carnivoro per necessità, è goloso di gamberetti che attrae con piccoli lampi di luce emessi dai tentacoli.

L’isopode gigante

Con il suo mezzo metro di lunghezza, l’isopode gigante (o bathynomus giganteus) abita tra i 310 e i 2300 metri e si concentra soprattutto nell’Oceano Indo-Pacifico e nell’Atlantico. La bocca e il tratto digerente sono pensati per ingerire grandi quantità di cibo e stiparne tutti i grassi: questo ci fa pensare che si nutra di rado, approfittando delle carcasse di animali.

A cura di Claudiio Piselli – Foto Getty Image

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