Con il termine pesce abissale si intendono tutte quelle specie che vivono nel mare o nell’Oceano (ma anche in alcuni laghi) a una profondità che, convenzionalmente, parte dai duecento metri: in altre parole, il punto in cui la scarpata continentale termina e ha inizio la piana abissale. Qui, a causa del buio, i vegetali marini non riescono più a vivere e la fauna dipende nella sua totalità dai rifiuti e dalle sostanze organiche che piovono dall’alto.

Un ambiente di per sé inabitabile è reso poi ancora più ostile da una temperatura dell’acqua costantemente a zero gradi e dall’altissima pressione, che viene contrastata svuotando o riempiendo la vescica natatoria e con un apparato osseo molto esile.

Tutte queste caratteristiche hanno imposto ai pesci che vivono negli abissi marini una serie di accorgimenti evoluzionistici messi in atto in milioni di anni: alcuni, data la scarsità di cibo, hanno sviluppato denti affilati e bocche giganti per avere più chance durante la caccia; altri rivolgono costantemente lo sguardo verso l’alto per vendere le prede in controluce; ancora, c’è chi si è dotato – come i pesci lanterna – di fotofori per migliorare la visibilità dell’acqua, o di protuberanze filamentose per facilitare l’orientamento.

Diversamente da quanto a lungo abbiamo dato per assodato (ossia che i pesci abissali dispongano di una vista limitata e in bianco e nero), in realtà l’assioma per cui quanto più in profondità un’animale vive, tanto più primitive saranno le sue funzioni vitali non è poi così vero. Una recente scoperta degli scienziati, infatti, ha fatto emergere come gli occhi di queste specie siano molto più sviluppati dei nostri: proprio per questo, riescono a percepire sfumature e contorni nitidi anche al buio.

Oltre i mille metri sotto il livello del mare, asticella sotto la quale la luce si spegne completamente, esiste quindi un mondo a colori che gli umani non sono in grado di comprendere, ma che i pesci – grazie alla proteina opsina abbondantemente codificata dai loro geni – sembrano apprezzare parecchio.

Nella prossima puntata le speci.

A cura di Claudio Pisu – Foto Getty Image

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