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FOCUS SULLA SERIE A: FIORENTINA

Quanto durerà l’entusiasmo del popolo viola se i risultati continueranno a non arrivare? Ed eventualmente, basterà il cambio d’allenatore per dare una svolta alla stagione iniziata sulla falsariga di quella precedente, ovvero in maniera decisamente deludente?

Chiusa dopo diciassette anni l’era Della Valle, si pensava forse bastasse cambiare padrone perché le cose mutassero in maniera radicale; l’arrivo dell’italoamericano Rocco Commisso ha riportato a Firenze quell’entusiasmo scemato nel corso degli anni, con la stagione appena terminata in cui si è addirittura sfiorata una retrocessione che avrebbe avuto del clamoroso, considerano che a fine gennaio, nel quarto di Coppa Italia era arrivato un 7-1 ai danni della Roma, entusiasmante di certo, ma probabilmente anche deleterio per l’equilibrio psicologico di una formazione che viaggiava ancora sul ricordo di capitan Astori.

Due pareggi in campionato e poi una vittoria a Ferrara per 4-1, in un incontro pieno di polemiche che è stato anche quello dell’ultima vittoria della Viola, interrotta solo dal passaggio del turno nell’attuale Coppa Italia, con un 3-1 ottenuto negli ultimi minuti della partita e dopo l’ingresso di due ragazzini che hanno dato brio ad una formazione spesso in balia di un’avversaria, buona sin che si vuole, ma pur sempre di Serie C!

In ogni caso, dal 17 febbraio scorso, il campionato ha detto: 7 sconfitte e due soli pareggi, risultati che le dimissioni di Pioli, in disaccordo con la dirigenza, e l’arrivo di Montella sempre più deludente, alla vigilia della trentaduesima giornata, hanno peggiorato, così come il gioco, senza parlare poi di quanto sia mancata la voglia di lottare, di sacrificio, perlomeno sino al termine del passato campionato, finito con la salvezza solo perché nell’ultima giornata è arrivato un pareggio contro un ‘altra delusa e rischiante, il Genoa.

Commisso ovviamente non ha la bacchetta magica, ma è perlomeno riuscito ad evitare la cessione di Chiesa, già promesso sposo di Madama Reale; nuovo ingresso anche nell’area tecnica, con il ritorno di Pradè dopo tre stagioni passate alla Sampdoria (due) ed all’Udinese (anche se a guardare i risultati non è che pure lui abbia fatto sfracelli, anzi, a Udine è stato a lungo in bilico sulla corda della retrocessione); e rivoluzione annunciata in sede di mercato, con tante partenze ed altrettanti arrivi.

Che poi i nuovi facciano meglio dei vecchi è naturalmente tutto da dimostrare, anche se non mancano buoni prospetti, ragazzi che vogliono confermarsi e la ciliegina sulla torta rappresentata dal francese Ribery, un classe ’83 cui non manca un passato da campione, e che a Firenze sperano non sia ancora da “pensione”; i nomi ci sono, le premesse (e le promesse) anche, e quindi bisogna darci dentro, resettare tutto quello che è successo e ripartire, cosa non facile, specie alla stregua delle prime due uscite in campionato, dove ci può stare di perdere (immeritatamente e con polemiche) contro il Napoli, ma non la bruttissima quadra vista contro un Genoa che, al di là dello striminzito 2-1 finale, ha spesso fatto il bello e cattivo tempo.

Ora se dovessimo pensare che Montella si gioca la panchina nelle prossime due uscite, diciamoci francamente che c’è da mettersi le mani nei capelli, perché la Juve in casa e poi la trasferta di Bergamo, potrebbero anche certificare una Viola ancora a zero punti dopo quattro giornate ed il destino del mister difficilmente non sarebbe segnato; a Firenze però sperano nel miracolo, magari aiutato da un Chiesa che dopo gli impegni estivi con l’Under non è ancora quello conosciuto, e che i nuovi crescano, perlomeno in maniera da potersela giocare, perché al di là del risultato c’è quello che il campo esprime ed a Marassi è stato impietoso.

Fiorentina difficile dunque da valutare, perché molto dipenderà dal tempo occorrente perché diventi una “squadra, sempre ammesso e non concesso di riuscirci con un Montella in panchina, parso da troppo tempo alquanto confuso.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Galassi

 

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