Gianni Minà con Gianni Brera e Nereo Rocco

Ganni Minà ci ha lasciati all’età di 84 anni. Un altro grande fautore del nostro giornalismo paesano ora è già con l’altro Gianni, anche se in realtà il suo nome di battesimo era Giovanni Luigi Brera. Due “Gianni” due “insegnanti” del sapere raccontare, scrivere come pochissimi nati nell’Italia di un’epoca dove il linguaggio era semplice e a volte surrogato da soprannomi buffi rivolti a grandi campioni, a presidenti della Repubblica, alla medicina, alla scienza.

Gianni Minà e Gianni Brera hanno raccontato di tutto, entrambi eterni, uno con la sua agendina, l’altro con la sua macchina da scrivere e quella pipa che lo rappresentava alla stregua di Pertini quando la Nazionale azzurra di Bearzot vinse i Mondiali di Spagna nel 1982 con il Re Juan Carlos ammutolito.

I due cronisti avevano come tutti gli appassionati di sport le loro squadre di Calcio. Uno tifava per il Torino e l’altro per il Padova; e, avevano un amico in comune, quel Nereo Rocco che seppe stravolgere il calcio del dopoguerra e il Milan di Gianni Rivera.

Gianni Minà disse di Brera quando lasciò il mondo: “Gianni Brera è stato il giornalismo. Ha fatto in modo che la gente si interessasse a qualcosa di più, scrivendo di calcio come fosse una fotografia che succedeva in campo. E’ anche stato il primo che insegnava le tattiche del calcio moderno. La sua idea era molto semplice, quella che chiamano catenaccio, perchè secondo lui chi si difende bene, poi vince. E’ più importante sapere schierare bene la difesa che avere due attaccanti davanti, perchè non sempre fanno gol. Brera, continua, Minà, ha lavorato per tutte le più grandi testate giornalistiche, soprattutto per la Gazzetta dello sport. Nel 1949 divenne direttore, il più giovane di tutti nella storia del giornalismo italiano. Amato o odiato ha scritto libri di atletica leggera, calcio, ciclismo, gastronomia, musica, divertendo e commovendo lettori di ogni età, parlava di tutto senza paura di rincorrere a malumori e pregiudizi, inventò anche un linguaggio nuovo colorato da ironia e in modo ludico si divertiva a tratteggiare il movimento del calcio chiamando in soccorso la mitologia, come la Musa.
Gianni era veramente colto
“.

Ora mi chiedo se fosse vivo Brera cosa avrebbe detto di Minà? Forse quello che un giorno all’Hotel Casali di Cesena mi sussurrò in compagnia di mio Padre: “Ragazzo se vuoi fare questo mestiere devi sapere che per essere bravo, dovrai avere almeno un lettore come tuo fans…”.

Giannì Minà per la sua dolcezza è stato un poeta e i suoi ammiratori che sono milioni lo piangono. Per Brera, oggi sarebbe tra i più grandi!

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Facebook

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui