Riunione straordinaria della Banca centrale europea questa mattina, in videoconferenza, dopo il balzo degli spread. L’ incontro è stato deciso dopo diversi giorni di rialzi dei rendimenti e allargamenti dei differenziali sui tassi tra titoli di Stato dell’area euro, dinamiche che si sono innescate dopo le decisioni prese dalla stessa Bce la scorsa settimana.

Non è scontato che dalla riunione del Consiglio direttivo arrivi l’annuncio di nuove misure: la prima necessità dei governatori sarebbe discutere una linea comune su quali misure adottare nel caso in cui indicatori come gli spread delle obbligazioni raggiungessero la soglia di guardia.

Ieri i tassi sui Btp italiani hanno raggiunto il 4,23%, ai massimi dall’autunno del 2013, mentre lo spread rispetto ai Bund è salito a 250 punti base (2,5 punti percentuali). In mattinata queste voci hanno segnato un parziale ripiegamento, con i rendimenti al 4% e lo spread a quota 227 punti base. Fino ad oggi la prima riunione del Consiglio, peraltro non operativa sulla politica monetaria era fissata per mercoledì prossimo, il 22 giugno. Ieri Isabel Schnabel, una dei componenti del Comitato esecutivo della Bce aveva avvertito che l’istituzione era pronta a “rispondere alle dinamiche di mercato destabilizzanti. Per questo siamo monitorando attentamente gli sviluppi dei mercati”, ribadendo che “non tollereremo cambiamenti nelle condizioni di finanziamento che vadano oltre i fondamentali e che minaccino la trasmissione della politica monetaria”.

Resta da vedere se la riunione di oggi servirà ad attivare l’uso flessibile dei reinvestimenti sui titoli di Stato in scadenza accumulati con il piano anticrisi Covid Pepp, o se la Bce annuncerà un nuovo strumento ad hoc per contenere tassi e differenziali. La scorsa settimana, proprio la mancanza di questo elemento era stata additata da molti analisti come l’elemento che aveva innescato vendite e speculari aumenti dei tassi sulle emissioni di vari paesi dell’area euro, come Italia e Spagna.

I mercati, nel frattempo, stanno mettendo alla prova la capacità e la volontà di agire dell’istituto di Francoforte contro le tensioni che stanno iniziando a colpire i Paesi più deboli dell’Eurozona: i premi richiesti dagli investitori per detenere obbligazioni di Italia, Spagna e Portogallo rispetto al più sicuro debito tedesco – gli spread, nel linguaggio del mercato – sono saliti, infatti, ai massimi dal 2020. Entro i prossimi tre mesi, i tassi di interesse dovrebbero salire di 75 punti base e i costi di prestito decennali italiani e spagnoli hanno toccato i massimi da otto anni a questa parte. Ma l’allargamento dello spread pone più di un interrogativo agli investitori che si chiedono quando e come la Bce potrebbe intervenire per contenere i cosiddetti rischi di frammentazione.

Secondo gli analisti, la svolta della Bce non è stata premiata dai mercati e il crollo dei titoli obbligazionari ha innervosito i responsabili politici, dopo che lo spread Btp/bund ha toccato i 250 punti base. L’unico strumento che la Bce
ha finora a disposizione è la possibilità di canalizzare i reinvestimenti dalle obbligazioni in scadenza acquistate durante la fase pandemica verso i mercati in difficoltà.

Tra gli altri strumenti c’è il programma di Outright Monetary Transactions (OMT), finora inutilizzato in tempo di crisi e che consente acquisti illimitati del debito di un Paese, senza aggiungere ulteriori stimoli. Ma gli economisti dubitano che verrà utilizzato.

A cura di Renato Lolli- Foto Imagoeconomica

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