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IL CORONAVIRUS MUTA IN RAFFREDDORE

Fino a quando un virus non impara a convivere con l’ospite per sopravvivere, “è sempre molto aggressivo” nelle prime fasi.
A dirlo è Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano.

“È noto – ha specificato Clementi – che i virus sono molto più cattivi quando arrivano per la prima volta all’uomo: è successo quando gli spagnoli sono arrivati nel Centroamerica, portando infezioni ai nativi. È successo più tardi nel ‘600, nelle isole del Pacifico”.

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Per questo motivo, ha aggiunto, “ci aspettiamo che questo nuovo coronavirus possa pian piano diventare innocuo, come i suoi ‘cugini’ responsabili del raffreddore”.

“Il coronavirus ha perso la sua potenza”, ha spiegato, per questo potrebbe diventare come un comune raffreddore.

“Questa osservazione – ha aggiunto – arriva in primo luogo dall’analisi del profilo clinico della malattia, che è mutato. La malattia si è modificata o si sta modificando. Ci siamo chiesti: ‘Quali sono i fattori che hanno portato a questo?’. Magari le terapie efficaci”.

”Conosciamo altri 6 coronavirus umani, 4 ci infettano da sempre”. Quello con cui abbiamo a che fare da qualche mese “potrebbe, se continua così, modificare il suo profilo clinico di rischio e adattarsi all’ospite, cambiando geneticamente”. Causando, magari un giorno, solamente un raffreddore.

La Redazione giornalistica – Fotolia

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