ANTONIO DI PIETRO FRANCESCO GRECO GHERARDO COLOMBO

Oggi la corruzione è uno dei mali della società maggiormente diffusa e insidiosa. Quanti esempi potremmo fare? Secondo le stime, la somma delle transazioni legate alla corruzione sarebbe di centinaia di miliardi di euro ogni anno. In realtà la corruzione – problema cronico della società – colpisce tutti i Paesi con conseguenze devastanti sia sul piano sociale sia su quello economico.

Già conosciuta e oggetto di pubblico dibattito al tempo dei Romani, la corruzione non ha mai smesso di scandire il susseguirsi delle vicende storiche del nostro Paese. Ricordiamo il commercio delle Indulgenze in tutta Europa, ai tempi di Papa Leone X e lo scandalo della Banca Romana. Dalla “Prima Repubblica” a oggi, la lista degli scandali politici e non “Made in Italy” non ha mai smesso di arricchirsi con nuovi casi degni di nota e di vergogna.

Partendo dalle maxi tangenti, nell’indagine denominata “Mani Pulite”; si è passati allo “sfruttamento” delle calamità naturali come i terremoti. Poi, dal crollo dei ponti, alle voragini nelle strade per la poca manutenzione; fino ad arrivare alla “Malasanità” dei giorni nostri aggravata dalla Pandemia. Massimo comune denominatore lo sperpero di denaro pubblico, che ha inevitabilmente riempito le tasche dei “furbetti” di turno. 

Tangentopoli, fu uno scandalo che nei primi anni novanta (17 gennaio 1992), coinvolse imprenditori e uomini politici, decimando la classe dirigente dell’epoca. Sono oramai passati quasi trent’anni da “Mani Pulite”, ma credo non sia cambiato nulla, anzi la situazione è peggiorata; poiché la corruzione in Italia appare un fenomeno in crescita preoccupante.

Quando si parla di corruzione, si fa riferimento, in realtà, a due reati specifici: la corruzione propriamente detta, quando si offre denaro a un pubblico funzionario per riceverne dei vantaggi e la concussione, quando è il pubblico ufficiale a richiedere una ricompensa in cambio di favori da elargire. Dopo Tangentopoli, la percezione dei cittadini onesti è che in realtà la corruzione in Italia sia ancora molto diffusa.

Allora mi chiedo e vi chiedo perché, nonostante le condanne talvolta severe, la corruzione continua a prosperare nel nostro Paese? Secondo il mio modesto parere l’Italia non è ancora una democrazia forte e compiuta, con un mercato concorrenziale ben funzionante. Le procedure della Pubblica Amministrazione sono farraginose. Il modo di organizzare gli uffici eccessivamente burocratici e superati. Si lavora ancora sulla correttezza formale degli adempimenti e non sui risultati. 

L’interpretazione di norme, leggi e regolamenti intricatissimi lasciano ampia discrezionalità al singolo funzionario e crea gli spiragli favorevoli per l’infiltrarsi della corruzione. L’arricchimento è considerato dagli italiani come il principale segno di distinzione e di superiorità sociale. L’aristocrazia del denaro è l’unica gerarchia riconosciuta.

I soldi facili costituiscono una tentazione cui, ai più, è difficile resistere. Anche il potere si acquisisce col denaro, più che con la competenza. Il tornaconto personale, l’appartenenza a una famiglia, un clan, una corporazione professionale ha sempre la meglio, nel Belpaese, sul rispetto per il bene comune e l’interesse collettivo. 

La vita pubblica italiana scorre da sempre sul doppio binario morale dei vizi privati e delle pubbliche virtù, del predicare bene e razzolare male. La corruzione, intanto, non soltanto crea ingiustizia, ma danneggia pesantemente anche la vita economica del Paese. Quando i giochi sono truccati, a vincere sono i meno onesti, non i più bravi. Se l’azienda che vince un appalto pubblico, per esempio, costruisce opere malfatte, inutili, a costi altissimi, il danno che ne deriva alla collettività è immenso.

“Ungere le ruote” diventa così la prassi abituale. Nelle scuole, negli uffici, negli ospedali, nelle aziende, nella vita economica in genere di un Paese corrotto, vinceranno sempre i mediocri e/o disonesti, mentre i più competenti rischieranno di essere esclusi. Oggi, ovunque nel mondo, la maggior parte della gente ha perso la fiducia sia nella politica sia nella giustizia. Tutti i giorni siamo informati dell’inizio di nuove inchieste giudiziarie, di scandali e avvisi di garanzia, indagini e sospetti, un po’ meno di sentenze certe.

Dal Nord al Sud torna la rappresentazione di un’Italia corrotta e come ai tempi di Tangentopoli, sono tutti quotidianamente in attesa dei “prossimi sviluppi”. Occorre che gli italiani riacquistino i valori di responsabilità e di rispetto verso le regole, nella consapevolezza che l’interesse generale così conseguito è, in ultima analisi, l’autentico vero interesse di tutti noi. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imaoeconomica

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