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STRAGE DI BOLOGNA CAVALLINI ERGASTOLO

L’ex terrorista dei Nar Gilberto Cavallini è stato condannato all’ergastolo nel processo che lo ha visto imputato per concorso della strage di Bologna del 2 agosto 1980. La sentenza è stata letta dalla Corte di assise, dopo sei ore e mezza di camera di consiglio. La sentenza della Corte presieduta da Michele Leoni è arrivata a quasi 40 anni dallo scoppio della bomba che fece 85 morti e oltre 200 feriti e dopo quasi due anni di dibattimento in aula.

Chi è Gilberto Cavallini
Gilberto Cavallini detto il “Negro”, 66 anni, detenuto dal 1983 è attualmente in semilibertà nel carcere di Terni ed è stato condannato all’ergastolo anche per altre vicende. Fu rinviato a giudizio a 37 anni dalla strage: è stato processato per concorso perché, secondo la Procura, fornì appoggio logistico a Mambro, Fioravanti e Ciavardini ospitandoli nell’appartamento che condivideva con l’allora compagna a Villorba di Treviso. I pm, nelle scorse udienze, avevano chiesto l’ergastolo mentre la difesa l’assoluzione (“non è possibile processare una persona a 40 anni di distanza, è inumano”). Come i suoi “compagni” militanti dei Nuclei armati rivoluzionari, Cavallini si è sempre dichiarato estraneo ai fatti di Bologna. Il verdetto dei giudici bolognesi è arrivato dodici anni dopo l’ultima sentenza definitiva che ha condannato come esecutori materiali della strage gli ex militanti “neri” dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

I familiari: “Una sentenza che rende giustizia”
“La sentenza non cancella gli 85 morti e i 200 feriti, ma rende giustizia a noi familiari delle vittime che abbiamo sempre avuto la costanza di insistere su questi processi”. È il primo commento dei familiari delle vittime della Strage di Bologna, per voce della vicepresidente Anna Pizzirana. La difesa Cavallini aveva detto che 40 anni dopo è inumano condannare una persona: “No, non è inumano, perché hanno condannato anche quelli della Shoah dopo 70 anni, non vedo perché debba essere inumano. È una giustizia che viene fatta ai familiari delle vittime, per la nostra perseveranza. E, se le carte processuali lette, rilette esaminate da questa Corte hanno stabilito così è una sentenza corretta”, ha detto Pizzirani.

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