San Patrignano, più tenebre che luci per la prima docu-serie Netflix

Uscita da pochi giorni, è già stata oggetto di molte critiche e considerazioni: “SanPa: Luci e tenebre di San Patrignano”, è la prima docu-serie originale italiana di Netflix che ripercorre in cinque episodi il ventennio di gestione da parte di Vincenzo Muccioli, dal 1978 fino alla sua morte, nel 1995, offrendo anche un quadro del contesto economico, sociale e politico del Paese in quel periodo. Una produzione complessa e laboriosa, costata 180 ore di immagini tratte da oltre 50 differenti archivi e 25 testimonianze , ma i primi a risultarne delusi sono stati proprio “quelli di SanPa”: non solo chi lavora ogni giorno accanto ai ragazzi, ma anche le migliaia di famiglie che ci sono passate negli ultimi decenni vivendo il dramma della droga e l’esperienza del recupero sulla propria pelle.

Alessandro Rondino Dal Pozzo, presidente della comunità dal settembre 2019 (ed entrato da ragazzo in comunità, nel 1985) manifesta il suo disappunto definendo la docu-serie un racconto sbilanciato, fermo al 1995, che non considera l’attualità e l’impegno profuso fino ai giorni nostri. D’altronde i numeri parlano più di tante parole: 26mila ragazzi recuperati, circa 1200 l’anno, con una percentuale di recupero pari al 72% fra coloro che portano a termine il percorso.
Uno sforzo straordinario portato avanti anche durante l’emergenza Covid, quando le comunità si sono blindate insieme a centinaia di operatori per tutelare la salute dei propri ospiti e hanno continuato ad accogliere, pur con le enormi difficoltà legate alla normativa anticontagio.

“Per trasparenza e correttezza – spiega in una nota la Comunità di San Patrignano – abbiamo ospitato per diversi giorni la regista della serie la quale è stata libera di parlare con chiunque all’interno della comunità, e abbiamo inoltre fornito l’elenco di un ampio ventaglio di persone che hanno vissuto e tuttora vivono a San Patrignano e della quale conoscono bene storia passata e presente, in modo da poterle dare gli strumenti necessari per una ricostruzione oggettiva e informata. Tale elenco è stato totalmente disatteso, ad eccezione del nostro responsabile terapeutico Antonio Boschini, preferendo lasciare spazio ad un resoconto unilaterale che paia voler soddisfare la forzata dimostrazione di tesi preconcette”.

La Comunità si dice inoltre preoccupata “per gli effetti negativi e destabilizzanti che potrebbero ricadere sull’oneroso lavoro di recupero, reinserimento e prevenzione” sui quali è impegnata. “Le spettacolarizzazioni, drammatizzazioni e semplificazioni presenti in un prodotto chiaramente costruito per scopi di intrattenimento commerciale potrebbero purtroppo colpire le numerosissime persone e le loro famiglie che affrontano il grave problema della tossicodipendenza, oggi ancora emergenza nazionale. Persone alle quali San Patrignano ha sempre aperto le proprie porte e accolto gratuitamente in un programma terapeutico basato su principi e metodi molto distanti da quelli descritti nella docu-serie.

Per la nostra parte – conclude la nota – continueremo, con l’impegno che da sempre ci contraddistingue, ad essere al fianco di tutti coloro, e delle loro famiglie, che intraprendono il percorso di recupero dalla dipendenza e ad aiutare gratuitamente quanti avranno bisogno di noi”.

Il capo Redattore Franco Buttaro – Foto Ansa

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