BORIS JOHNSON

La Gran Bretagna torna alle urne per elezioni locali che potrebbero segnare il capolinea politico del premier Boris Johnson se, come dicono i sondaggi, i Tories perderanno 550 seggi, la sconfitta peggiore in vent’anni. Ad essere eletti saranno 4.350 consiglieri comunali, in oltre 140 consigli comunali inglesi, tra i quali città importanti come Londra, Leeds, Manchester e Birmingham.

Dalle 7 alle 22 chi si è registrato e ha più di 16 anni in Scozia e Galles e più di 18 in Inghilterra e Nord Irlanda voterà anche per tutti e 32 i consigli comunali scozzesi, per tutti e 22 quelli gallesi e per i 90 deputati del parlamento nordirlandese. Cruciali saranno i seggi poveri del nord che, conquistati da Johnson dopo cinquant’anni di controllo laburista, nel 2019, potrebbero ritornare ai Labour. Potrebbero diventare laburisti anche consigli comunali londinesi importanti come Westminster e Wandsworth. In gioco, ancora una volta, è l’unità del Regno Unito.

In Scozia, dove è prevista la vittoria del partito nazionalista Snp, la richiesta di un secondo referendum per l’indipendenza sarà inevitabile. In Nord Irlanda dovrebbe arrivare primo, per la prima volta, il partito dello Sinn Fein, che vuole che la regione faccia parte della Repubblica irlandese. Il partito unionista Dup, che vuole che il Nord Irlanda resti con la Gran Bretagna, collaborerà per un governo locale solo se verrà sospeso il protocollo nordirlandese, tra Ue e Regno Unito, che mantiene il Nord Irlanda dentro l’Europa.

Sono elezioni che avranno un grande impatto sul governo perchè cadono nel bel mezzo dello scandalo del cosiddetto Partygate. Pesano inoltre il costo della vita sempre più difficile da sostenere; le accuse, rivolte a ben 56 parlamentari, di molestie sessuali fra questi anche tre ministri attualmente in carica e, la guerra della Russia all’Ucraina.

A cura di Elisabetta Turci – Foto Imagoeconomica

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