PRIMA PORTA CIMITERI CIMITERO DEI BAMBINI MAI NATI CROCE CROCI CAMPO CAMPI SANTO SANTI ORSACCHIOTTO ORSACCHIOTTI PUPAZZO PUPAZZI PELUCHES

Il ritorno dell’emergenza sanitaria ci rende ancora più consapevoli di quanto gli altri siano vitali per noi, di quanto ogni sguardo “ mascherato”, nostro e altrui, chieda che riconosciamo questa verità.
E che da qui si riparta.
I numeri tornano a salire secondo l’invariabile matematica del contagio, le strade si svuotano verso sera, i nomi dei positivi famosi si inseguono tra sport, spettacoli, tribune internazionali.
E noi ci sentiamo di nuovo increduli e smarriti, mentre brancoliamo nella stessa foschia di marzo/aprile con il timore di andare a sbattere gli uni contro gli altri.
Fa freddo. Siamo più coperti di mesi fa, barricati dentro i cappotti e sotto gli ombrelli, a volte fatichiamo a riconoscerci quando incrociamo gli sguardi sopra le mascherine. “ah, ma sei tu, scusami, non ti avevo riconosciuto”?! è una frase che è entrata a far parte del corredo quotidiano di saluti e cortesie”.

Che mondo lasceremo ai nostri figli? Il futuro pone interrogativi inquietanti! Ma riusciamo almeno a domandarci veramente, perchè si dissolvono i punti fermi?
Secondo Bauman, i giovani di oggi sono una generazione senza tutto, figli di una società liquida.

Esperienza individuale e relazioni sociali sono segnate da strutture, che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido appunto.
Una società dove si perdono i confini e i riferimenti.
In questo habitat, disillusione e senso di impotenza accentuano la solitudine, una debolezza che il marketing, per dirla con le parole di Bauman, ha saputo capitalizzare fin dai tempi del walkman, lanciato sul mercato con lo slogan “mai piu’ soli”.
Da lì è stata una corsa inarrestabile a proporre surrogati della collettività, e della famiglia.
Il Covid ha portato in figura tutto il disagio, i giovani non conoscono più la gioia delle cose durevoli, frutto di lavoro e sacrifici. Un futuro incerto.
Alberto Pellai, noto psicoterapeuta, ha pubblicato sul sito di “Famiglia Cristiana” un suo intervento, in poche ore divenuto virale in tutte le chat di genitori e figli che dice:
“Cari ragazzi, cari figli,
la vita per alcune settimane, probabilmente mesi, ora possiamo pure dire anni, vi chiederà un cambio di passo.
Non sarete piu’ padroni del vostro territorio di esplorazione.
Vivrete in uno spazio limitato, confinato.
E dovrete starci. Non solo perchè ve lo chiede la legge, ma perchè ve lo chiede la stessa vita.
Volete vivere?
Allora quella vita ora dovete proteggerla.
Non è tanto la vostra vita in gioco, in questo momento. Non siete a rischio voi.
Uno strano incantesimo del virus Covid-19 rende voi minori apparentemente non suscettibili agli effetti clinici del virus. Ma molte altre persone sì.
I vostri nonni.
In parte anche noi, i vostri genitori. E poi le persone vulnerabili in termini di sistema immunitario.
Essere adolescenti, giovani uomini e donne, porta un bisogno fisiologico e implicito di star nel fuori.
Di andare a scoprire il nuovo e l’ignoto. Di muoversi per il mondo.
Voi siete i figli che hanno potuto godere dell’Erasmus, rendendo l’Europa tutta, un’unica sede universitaria. Siete gli ex-bambini, che grazie alla diffusione delle linee low-cost, noi genitori abbiamo preso per mano e portati in giro per il mondo.
Niente avrebbe dovuto piegare il vostro diritto alla libertà.
Oggi vi diciamo l’esatto contrario.
Vi chiediamo di rimanere a casa.
Oggi quel filo si è spezzato.
E voi dovete imparare una competenza, che forse non siamo stati molto bravi a trasmettervi, noi adulti.
Quella competenza si chiama RESPONSABILITA’.
Ed è ciò che differenzia un adulto da un bambino.”

Quanti messaggi in queste parole, penso comunque che, in qualità di madre e di donna che vive nell’oggi, nel tempo liquido di un futuro incerto, la cosa più saggia sia quella di “resistere” e di non lasciarli soli adesso, questi nostri figli!
Paradossalmente il tempo dell’incertezza ci rende tutti più fragili, ma nella fragilità sta il senso della forza del vivere.
Non ci saranno formule magiche, io voglio auspicare che essi sapranno vivere questo tempo, come tempo di impegno, continuando a studiare, a riempire lo spazio di vita confinato, di bellezze e di significati.

E’ un tempo di sacrificio questo: è importante: perchè vuol dire “rendere sacro”.
Non c’è nulla di più sacro della vita e del suo valore.
E oggi la vita va difesa.
Più di tutto.
Più di sempre.

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Imagoeconomica

Nella foto in alto: Campo dei Santi Cimitero dei bambini mai nati

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