Ditemi la verità… chi non s’è’ chiesto in questi giorni “chi vincerà?”
Già, io l’ho fatto, poi sono caduta nello sconforto più totale e, per quanto impreparata, ho tentato con coraggio di dar voce e parole alla mia percezione di questi due personaggi che portano il nome di Putin e Zelenski, perchè come dice bene Pirandello, noi non siamo altro che “la percezione che gli altri hanno di noi”.

Vogliamo iniziare dalla strategia?
Zelensky a tratti appare mascherato, ha una personalità non dichiarata, differentemente da quella di Putin, che ostenta una personalità dichiarata, potente. Al Putin rigido, autoritario, che basa la sua strategia sulla paura, si contrappone un Zelensky più sfuggente e irrisolto.
Putin è il regista, Zelensky l’attore, ma stiamo parlando di un teatro che sta diventando pericoloso, dove da una parte c’è un attore che sta rovesciando la realtà, Zelensky, che se dovessimo attingere dagli insegnamenti freudiani assomiglia non poco a un “narciso istrionico”.

Putin ha un empatia cognitiva, Zelensky selettiva.
Tocca il cuore della gente, è come se ci urlasse, “mi sto sacrificando per voi!”
Al Parlamento sta dicendo: tocca a voi, noi siamo voi, dimostrateci che noi siamo voi, ci coinvolge in una situazione per il momento, per fortuna, non nostra, sta capovolgendo la realtà: noi non siamo loro. Quali sensi di colpa dovremmo avere?
Molto istrionico questo Zelensky, il bene contro il male, il sacrificio. In una parola e’ l’EROE!
Sì ho capito, ma a che prezzo per il suo popolo?

E’ Zelensky l’eroe sociale, o sono i cittadini ucraini i veri protagonisti e martiri di questa guerra di poteri?
Risposta retorica e scontata, ma importante da fissare, per rimanere lucidi e per affermare che, mi pare, che ci stiano entrambi “manipolando”.
La domanda è: “meglio essere psicopatici o istrionici?
Non ho risposta ma sicuramente sento, e lo sottolineo, che questa guerra era inevitabile.
Sono stati trent’anni di pressione: tutti avevano ed hanno degli interessi!
A Kiev non si può stare come dentro un film.
Kiev è veramente accerchiata, e il governo distribuisce alla popolazione fucili e volantini con le istruzioni per confezionare le molotov.
Lui, Zelensky, non è più solo l’ex comico diventato Presidente, a metà tra una storia da film, gli scherzi del destino, e il populismo che trasloca dagli studi televisivi ai palazzi di governo.
E’ il leader di un paese in guerra!

Come tutti noi, vale anche per Vladimir Putin: è la sintesi di una precisa traiettoria evolutiva, una complessa e intricata rete di fattori causa effetto che l’hanno reso l’uomo che è adesso.
Putin come tutti noi è prima di tutto un uomo, e come tutti noi, per comprendere meglio il suo agire, bisogna guardare il suo passato, andare, perchè no, alla sua infanzia, dove sicuramente ci saranno vissuti interiori che hanno interferito col suo funzionamento psichico.
Bisogna conoscere la sua storia, la casa dove è cresciuto, io solo ad immaginare l’edilizia sovietica mi sento male: fredda, essenziale, dove la violenza tra i pari appare la norma.

Il padre, a quanto ne so, era un militare, egli stesso si arruolò presto nei servizi segreti russi, il KGB.
Da qui si denota già una visione del mondo gerarchica, fatta di potere e scalate da compiere, questa visione pervade ogni ambito della vita di Putin.
Probabilmente anche lui, seppur diversamente da Zelensky è una persona irrisolta, e come tutte le persone irrisolte non riesce a godere di ciò che ha, perchè è governato da un forte spirito di rivalsa che lo rende cieco!

Così l’idea di una sconfitta diviene pericolosa, equiparabile a una minaccia di vita, perchè essa minaccia ferocemente la sua identità.
Ma, permettetemi, questa chiamasi semplicemente debolezza, fragilità, non potenza. Eppure quando la fragilità non viene riconosciuta come mezzo indispensabile di crescita, può diventare patologica, e costruire un ego ipertrofico che porterà solo sventura per sè e per gli altri.
Siamo abituati a vedere i potenti, chiè al potere, e questo in tutti i campi, come degli Dei, ma la mitologia stessa ci avverte.

Non vorrei azzardare considerazioni, ma spesso il bullismo non è solo un problema di giovani, io non fatico a immaginare Putin come un baldo giovanotto succube dei bulli di quartiere, che, all’epoca, probabilmente compensava fantasticando che fosse lui a darle, lui a essere il più forte, un’ipertrofica volontà di potenza.
Ecco come tragici drammi personali si possono trasformare in tragedie internazionali!

Purtroppo resto, pur con tutte le analisi, senza risposte convincenti circa il cessate il fuoco, e la fine di questa guerra, inquietata in questo stressante stand-by.
“Se è vero quello che ha detto Zelensky, che ogni ipotesi di pace dovrà essere sottoposta a referendum, non è difficile pensare che il dibattito sarà dominato dai falchi, e non dalle colombe”!

Non mi resta che rifugiarmi nella mia adorata Filosofia, e citare il grande Blaise Pascal che diceva dell’umanità: “siamo canne al vento”.
Già, speriamo bene!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Imagoeconomica

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