E’ stata pubblicata la “credit opinion” sul credito sovrano italiano da parte di Moody’s e l’esito è stato migliore di quanto non ci si aspettasse.

Secondo la società statunitense, per l’Italia quest’anno c’è stata una “performance economica migliore del previsto, sempre vincolata comunque all’approvvigionamento energetico”.

La credit opinion non presuppone un’azione sul rating, nella quale Moody’s spiega di aver rivisto al rialzo la previsione sul Pil della penisola per il 2022 al 3,7% dal precedente 2,7%.

Giovedì l’agenzia di rating ha, di contro, abbassato le stime sul prodotto interno lordo dell’eurozona per l’anno prossimo: “Prevediamo un notevole rallentamento della crescita il prossimo anno e una contrazione dell’economia dell’1,4%. Il principale freno alla crescita proverrà da un sostanziale rallentamento dei consumi poiché l’inflazione pesa sul potere d’acquisto dei consumatori e indebolisce la fiducia economica”.

Sebbene il nuovo governo non abbia ancora pubblicato una bozza di bilancio, ha pubblicato una revisione della Nadef che fornisce alcune indicazioni sui suoi piani” – si legge nella nota – “Sebbene l’obiettivo di disavanzo per il 2023 sia sostanzialmente superiore a quanto previsto dal governo Draghi a settembre (4,5% del Pil ora contro il 3,4% di settembre), è anche chiaro che le misure più costosa proposta in campagna elettorale che comporterebbero disavanzi di bilancio strutturalmente più elevati non sono all’ordine del giorno per il 2023, il che è in linea con le nostre aspettative. Tuttavia, prevediamo che il nuovo governo mancherà i suoi obiettivi fiscali a causa di un contesto economico nel 2023 che rimarrà difficile per tutto l’anno, poiché prevediamo che l’inverno 2023-24 creerà notevoli venti contrari alla crescita economica“.

L’agenzia di rating Moody’s ha quindi aggiunto: “Queste condizioni economiche più avverse, a loro volta, limiteranno la capacità del governo di ridurre la spesa pubblica – è l’opinione – La moderata ripresa economica che prevediamo nel 2024 complicherà anche il processo di riduzione del deficit“.

A cura di Renato Lolli – Foto Getty Images

 

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