La dodicesima tappa del Giro d’Italia è stata la SUA tappa, quella di Marco PANTANI, il “Pirata”; si è corso per molti dei 204 chilometri sulle strade della Nove Colli, quei saliscendi che Marco percorreva da ragazzino, quando “faceva” la gamba sognando un futuro da campione, da vincente.

Le strade di Marco hanno accolto i 144 della carovana rosa, i ciclisti rimasti dopo ritiri da cadute e Covid; li hanno accompagnati tra un pallido sole che poi è divenuta pioggia copiosa, unita ad un freddo che, forse anche grazie a Marco, ha moltiplicato le loro forze, in una tappa durissima per i continui saliscendi, caratterizzata da una fuga che dalle prime fasi ha postato al traguardo l’ecuadoregno della Ineos, Narvaez, che ha preceduto il portacolori della Barhain, Padun e Clarke della EF.

Tanta la gente sulle strade accorsa ad applaudire i protagonisti, in questa terra dove i pedali sono amati almeno quanto il “motore”; l’arrivo a Rimini, poi la tappa di Cesenatico e la successiva partenza da Cervia, dimostrano questo amore, nel ricordo non solo di Pantani, ma anche di tutti coloro che hanno corso e faticato sulle strade del Giro, del Tour, della Vuelta, migliaia di chilometri per i “fachiri” della bici, della fatica e del coraggio.

Non ci vuole chissà che per amare il ciclismo, nonostante i problemi che perennemente lo coinvolgono, con il doping che pare esclusiva di questo sport ed invece è certo presente, ma non certo più di tante altre realtà che invece passano sottotraccia, quasi che solo i ciclisti siano coinvolti in pratiche truffaldine, mentre altri, anche ben più ricchi, sembrano angioletti senza macchia.

Non sono il migliore dei difensori per le due ruote, ma vederli faticare un giorno dopo l’altro, al caldo o con il freddo, sotto la pioggia battente o il sole cocente, non può lasciarmi indifferente ad attacchi, a volte giusti, ma spesso portati da chi o ha il salame davanti agli occhi, oppure è in malafede.
Il ciclismo si può amare oppure no, ma non si dimentichi, non si dileggi la sua enorme dignità.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Patrizia Ferro

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