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LA QUATTORDICESIMA IN SERIE A

La prima cosa che mi viene in mente della giornata è il numero, il quattordici, e subito lo abbino a lui, a Johan Cruijff, l’asso olandese che il mondo ha ammirato, con la maglia dell’Ajax, della Nazionale orange, del Barcellona; il massimo esponente di quel calcio che viveva come se nulla fosse impossibile, comprese andare in ritiro ai Mondiali con mogli e fidanzate al seguito.

La rimembranza però dura poco, bisogna ritornare a noi, ad un turno alla vigilia molto interessante, con scontri non sempre scontati e tanti incroci persino “pericolosi”, tra chi vuole confermarsi e chi spera di dare una svolta alla stagione, chi viaggia con il vento in poppa e chi ancora cerca la strada giusta, magari per salvarsi.
Il turno lo hanno iniziato le ultime della classe, vogliose di lasciare all’avversaria il fanalino di coda, ma incapaci di andare al di là di un pari strappato dai campani al novantesimo, quando gli isolani di Mazzarri già gioivano per la vittoria finalmente ritrovata.

Era poi il derby toscano ad infiammare il pomeriggio del sabato; la Fiorentina a confermare per quasi tutti i novanta minuti il buon momento, ma senza chiudere la partita ed anzi facendosi infilare da un uno-due empolese, bello quanto micidiale, anch’esso a conferma che i ragazzi di Andreazzoli non si danno mai per vinti ed anzi sanno giocare al pallone meglio di quanto i pronostici di inizio stagione si fidassero di loro.

Contemporaneamente la Sampdoria tira un sospiro di sollievo battendo il Verona; in realtà il primo tempo aveva detto cose diverse rispetto al 3-1 finale, ma a volte capita che tra un tempo e l’altro ci si trasforma, chi in meglio e chi in peggio.

Inizio di serata da incubo invece per la Juventus che incontrava l’Atalanta, cui è bastato un solo vero tiro in porta per avere ragione dei bianconeri, tornati scioccati dallo 0-4 di Londra e con la testa al momento societario non proprio roseo; vero che i calciatori dovrebbero avere la testa solo al pallone, al campo, ma davvero si può far finta di nulla quando c’è di mezzo la Giustizia e non solo sportiva?
Certo la Juve è tornata involuta e con un gioco poco produttivo, poco efficace; non sempre bastano il compitino ed una rete per superare l’avversaria e l’Atalanta non era probabilmente la migliore delle avversarie cui trovarsi di fronte.
A chiudere bene il sabato ci ha pensato l’Inter, che sul difficile campo di Venezia strappa il classico 2-0 e continua il momento proficuo di una settimana dove arriva il pass per gli ottavi di Champions, traguardo dimenticato da troppo tempo.

La domenica inizia con un Udinese-Genoa che di spettacolo ne regala davvero poco e lo 0-0 finale è lo specchio di quanto (non) visto in campo.
Molto di meglio si vede invece a San Siro, dove il Sassuolo si conferma bestia nera del Milan, un Milan forse appagato dall’1-0 di Madrid; Pioli fa scelte che non pagano, però è giocoforza dover far riposare chi scende sempre in campo.
Perdere ci può stare, specie se, come detto, il Sassuolo si conferma formazione che per i rossoneri è davvero ostica; i ragazzi di Dionisi giocano la miglior partita di stagione e la vittoria è meritata.

Vittoria in trasferta anche per il Bologna, che espugna il campo dello Spezia con un rigore trasformato da Arnautovic nei minuti finali; i rossoblu salgono così a quota ventuno, appaiando Lazio, Juve, Fiorentina, formazioni che solo le speranze dei tifosi potevano pensare di appaiare in questo momento.

Sul far della sera vince la Roma, che supera il Torino con il minimo scarto, 1-0; i granata giocano persino bene, ma come spesso capita loro in trasferta non sanno approfittare delle occasioni che creano e lasciano così i tre punti ad una Roma che crea meno ma sa essere concreta nell’occasione giusta.
A chiudere il turno ci pensa il Napoli che strapazza la Lazio dell’ex Sarri; al Maradona, nel ricordo del primo anniversario della morte del Pibe de oro, non c’è partita, o meglio, la partita dura dieci minuti, quelli che bastano ai partenopei per andare sul 2-0 e continuare in scioltezza.

La banda di Spalletti torna così da sola al comando e dimentica immediatamente la sconfitta di Coppa; la Lazio invece esce malissimo da Napoli, dimostrando lacune che il sarrismo invece di colmare ha ampliato. Se manca Immobile e perdi, la scusa è servita, ma a Napoli Ciro era in campo, peccato che, in questo caso, erano i compagni ad essere rimasti a Roma!

il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Lapresse

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