LA PRIMA ORA DI TENNIS: TRA RAGIONE E SENTIMENTO

Si torna a giocare! Questo il messaggio che e’ rimbalzato tra i tennisti “social”, che ha rischiato di intasare caselle mail, e app di messaggistica dei gestori dei circoli tennis regionali.
Io che adoro giocare a tennis, quando ho ricevuto l’imprimatur definitivo dal mio maestro , a sua volta informato dal proprio tennis club, che confermava la riapertura dei campi, ho provato una gioia bambina.
La voglia di tornare in campo era immensa!

Ma lasciando da parte le considerazioni sul “cameback” personale, vi racconto un po’ come e’ andato questo ritorno in campo, analizzando anche, perche’ no, le regole e le indicazioni da seguire per giocare in sicurezza.
Lo faro’ cercando anche di strappare un sorriso, considerato che il poter tornare a calcare i campi da tennis, e’ prima di tutto un momento di gioia per tutti, un gran bel segnale del fatto che ci stiamo riappropriando delle nostre abitudini ,e delle nostre passioni.
Anche se con qualche modifica da apportare.

Le modifiche alle nostre abitudini iniziano gia’ a casa, da uno dei momenti “sacri” : la preparazione del borsone!
Bisogna ricordarsi infatti di metterci cose nuove, come il gel disinfettante, al contrario bisogna eliminare il necessario per la doccia.
Per chi, come me, ha sempre condiviso l’approccio alla preparazione del borsone di Brad Gilbert in “Winning Ugly”, che potremmo sintetizzare in “melius abundare quam deficere”, la cosa non e’ banale.

Perche’, chiaramente, i gel disinfettanti diventano almeno due, poi vuoi non mettere una mascherina e un paio di guanti di riserva, un asciugamo in piu’ che se poi ti asciughi per sbaglio la mano dominante come fai?
Insomma, rispetto al solito, sicuramente il borsone stavolta non avra’ il peso del sovraprezzo massimo del bagaglio in stiva delle compagnie aeree low cost, ma comunque quello del bagaglio a mano.

No problem, anche per il “pulisci a fondo il tuo materiale di gioco”.
Sulle scarpe ormai ci siamo abituati a spruzzare spray disinfettanti, fa un po’effetto farlo sulla racchetta, dato che a parte togliere la terra rossa quando cadeva a terra, non e’ che sia solitamente oggetto di pulizia approfondita.
E adesso si parte per il tennis club, anche se, siamo sinceri, i due mesi di stop si fanno sentire anche in questo: rischio di girare a destra con l’auto per andare al supermercato, unico tragitto consentito negli ultimi 60 giorni, invece che a sinistra.

Vietate le classiche strette di mano, di saluto, vietato andare negli spogliatoi, concesse due chiacchiere appena, ovattate dalle mascherine, che ci ricordano che ci dobbiamo adattare alla “nuova normalita”.
Oltre al fatto che , tra la mascherina e l’eta’ che avanza, non sempre cio’ che si dice e’ chiaro, e quindi c’e’ anche da alzare la voce e ripetere, in una scena un po’ surreale, che ricorda tanto quella cult del fiorino di Troisi e Benigni in “ Non ci resta che piangere”.

Se si gioca fuori sarebbe buona norma “ non toccare le recinzioni prima di entrare in campo”.
Ecco, bisognera’ stare piu’ attenti.
Forse tutto quello che e’ successo ci fara’ vedere le cose in maniera diversa , almeno per un po’, ma quando, finalmente siamo in campo, e si inizia a palleggiare, beh, quando si inizia a colpire la pallina, questa volta si’, spontaneo, ci torna il sorriso.

Quel sorriso ci ricompensa di tutto lo sforzo che ci ha costretti a fare piu’ attenzione, e ci concentra sulla leggera sensazione di malinconia, in fin dei conti, che abbiamo imparato una cosa: dobbiamo solo avere pazienza.
Basta attendere ancora un po’ e potremo sorridere anche per essere tornati a discutere di tennis davanti a una pizza.

E chissa’, forse anche le discussioni su chi e’ piu’ forte tra Federer, Nadal e DJokovic d’ora in poi saranno vissute con piu’ serenita’!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Paolo Senni

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