Angela Merkel (Chancellor of the Federal Republic of Germany)

È salito a 64 morti e oltre 100 feriti il bilancio dell’incendio scoppiato lunedì nel reparto Covid dell’ospedale al-Hussein Teaching Hospital a Nassiriya in Iraq. Lo riferiscono due funzionari sanitari, spiegando che tutte le persone che hanno perso la vita hanno riportato gravi ustioni. La dinamica del rogo non è ancora chiara. In precedenza alcuni funzionari avevano riferito che l’incendio era stato causato da un corto circuito elettrico; un’altra fonte ha spiegato invece che le fiamme sono divampate dopo l’esplosione di una bombola di ossigeno.

Shock e rabbia – Sono questi i sentimenti prevalenti stamani in Iraq per quello che è il secondo episodio del genere accaduto in pochi mesi. Ad aprile più di 80 persone erano morte nell’incendio di un ospedale Covid di Baghdad. Stamani centinaia di persone sono scese in strada a Nassiriya, luogo della tragedia consumatasi ieri sera e proseguita per tutta la notte. Alcuni manifestanti hanno eretto posti di blocco nei pressi di quel che rimane dell’ospedale Hussein, distrutto dalle fiamme.

Familiari dei pazienti portati miracolosamente in salvo chiedono a gran voce che i loro cari vengano trasferiti quanto prima in un ospedale di eccellenza, finito di costruire di recente con fondi turchi e inaugurato dal premier Mustafa Kazimi ma ancora mai aperto.

In rete appaiono numerose reazioni di ostilità contro la classe politica irachena, considerata da tempo e da più parti responsabile del collasso infrastrutturale, economico e finanziario del paese mediorientale più colpito dalla pandemia e dalle sue conseguenze.

La reazione del presidente Saleh – Commentando il tragico evento il presidente della Repubblica iracheno, Barham Saleh, ha puntato il dito oggi contro la corruzione dilagante nel Paese. “La catastrofe dell’ospedale al-Hussein e prima quella dell’ospedale Ibn al Khatib di Baghdad”, ha scritto su Twitter, “è il prodotto della persistente corruzione e della cattiva gestione che non tengono conto della vita degli iracheni e che impediscono di riformare le istituzioni”.

A cura di Elisabetta Turci – Foto Imagoeconomica

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