La tornata amministrativa, com’era inevitabile, non ha provocato strascichi sugli equilibri nazionali di governo e anzi si può dire che Mario Draghi ne è uscito per certi versi rafforzato. Tuttavia ha messo in luce difficoltà e problemi soprattutto nel centrodestra e nel M5S. Il Pd infatti ha vinto al primo turno a Milano, Bologna e Napoli e gioca a fare l’en plein anche a Roma e Torino. Proprio queste due città, cinque anni or sono, erano state la dimostrazione plateale del grillismo vincente, con i suoi Vaffa e le alchimie di democrazia diretta allora concentrate sulla piattaforma digitale del figlio di Casaleggio.

Invece Torino e Roma sono risultate la dimostrazione che il Terzo Polo vagheggiato da Grillo e di Maio come un maglio per abbattere il sistema politico esistente è fuori uso e in fase di tramonto. L’arrivo di Giuseppe Conte alla guida dei Cinquestelle non è bastato a frenare l’emorragia di voti. Il che ha un riflesso proprio sul fin qui vincitore: il Nazareno. Se infatti il MoVimento crolla fin quasi al scomparire, si riducono fino ad azzerarsi anche gli scenari di possibili alleanze “strutturali” a fini elettorali.

Non diversamente annaspa il centrodestra. Nonostante i numeri sbandierati da Matteo Salvini, la Lega è apparsa in regressione e anche la slavina elettorale targata Fratelli d’Italia sembra aver perso energia. Colpa dei candidati poco convincenti e scelti troppo tardi, è stata la spiegazione di Salvini e in parte anche della Meloni. Ma appare una giustificazione consolatoria.
Si vedrà come le forze politiche si attrezzeranno per i ballottaggi e il proseguimento della legislatura. E soprattutto in che modo si predisporranno ai banchi di partenza per l’elezione del successore di Mattarella.

Ma uno sguardo più a fondo conferma quello che su queste colonne avevamo delineato. Ossia che, sbriciolato il polo grillino, ambedue gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra che si fronteggiano e gareggiano per la guida del Paese appaiono lacerati e confusi, capaci di tattiche ma pochissimo di strategie, in sostanza incapaci di dimostrarsi autosufficienti per raccogliere le sfide che il Recovery pone e attuare le riforme contenute nel Pnrr. Paletti fondamentali da superare se si vuole accedere alle risorse messe a disposizione della Ue.

Il centrodestra è privo di premiership; il centrosinistra di alleati. È come se a entrambi mancasse uno come Draghi, con il suo carisma e la sua autorevolezza, per apparire e soprattutto essere credibili e in grado di camminare in sicurezza. Ma com’è noto il presidente del Consiglio governa sulla base di una maggioranza poco coesa ma ampia, l’unico modo per rispettare il cronoprogramma e gli impegni con l’Europa che sono la bussola dell’esecutivo.

E allora? Se le domande si moltiplicano, le risposte latitano. Non è un caso, vista la crisi di sistema che avvolge l’Italia. Toccherà alla politica, sperando che ne sia capace, sbrogliare la matassa ma è complicato ritenere che una parte o l’altra da sole possano garantire stabilità e unitarietà d’indirizzo. Quel che serve è uno sforzo corale che allontani populismo e demagogia, che eviti scorciatoie e propaganda, che consenta al Paese di sfruttare appieno le opportunità finanziarie e sociali che l’attuale fase storica propone. Draghi fa il suo, ma non basta.

Deve essere accompagnato e supportato da un idem sentire delle forze politiche che lo aiuti a completare il compito affidatogli da Sergio Mattarella. Potendo contare sul fatto che c’è un pezzo d’Italia che rigetta soluzioni abborracciate e misure di corto respiro. Che vuole veder affermarsi il merito e non le spintarelle, che predilige capacità e competenza al posto di scenari visionari e di forte stoltezza. E’ quel Paese fatto di cittadini che ogni giorno cercano, senza trovarla, una Pubblica amministrazione alleata e non matrigna, che rispettano le regole e vorrebbe lo facessero tutti, che dispregia le furbizie e anela alla giustizia sociale e a quella giusta tout court.

Milioni di italiani che sanno competere e vogliono farlo: a patto che non ci siano favoritismi e concessioni al lato oscuro rappresentato dalla criminalità. Forse per raggiungere questi obiettivi è necessario non disperdere le capacità del capo del governo e non mandare all’aria una maggioranza sbilenca ma allo stato priva di alternative. Vedremo. Ma l’urlo che arriva dalle urne deve trovare ascolto.

A cura di Carlo Fusi editorialista – Foto Imagoeconomica

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