Il primo treno merci con un carico di grano dall’Ucraina è arrivato in Lituania attraverso la Polonia. Ieri ha raggiunto la città di confine di Sheshtokai per poi proseguire verso il porto di Klaipeda dove sarà caricato su navi mercantili.

Questa settimana, si legge in una nota delle ferrovie di stato di Vilnius, arriveranno altri due treni con grano, mais e olio di girasole. “Fino a 1.500 tonnellate di grano e altri prodotti agricoli a carico”, ha detto il portavoce della compagnia ferroviaria Ltg Mantas Dubauskas, citato da Reuters.

Si tratta di “prove” che hanno lo scopo di valutare l’efficacia di rotte alternative nell’impossibilità di utilizzare i porti ucraini, bloccati dalle ostilità con Mosca. La rotta scelta consente di aggirare la Bielorussia, alleata della Russia.

La ferrovia è però solo una possibilità, ma non una soluzione definitiva per il fatto che l’Ucraina utilizza degli scartamenti ferroviari differenti da molti Paesi Europei.

Le rotte del grano: i porti fluviali e autostrade
Un’altra soluzione di ripiego per far uscire dal Paese il grano ucraino sono i 4 porti fluviali del Danubio, ma sono vecchi e piccoli: da lì è impossibile far partire più di 300 mila tonnellate di grano al mese. Allo stesso tempo la carenza di carburante dovuta alla guerra, le difficoltà logistiche e gli scontri rendono scarsamente praticabili le autostrade che portano verso Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia da dove non sono uscite fino ad ora più di 20 mila tonnellate al giorno (dati Barchart).

Alcune autostrade infatti sono intasate, i prezzi del trasporto sono andati alle stelle e allo stesso tempo le frontiere e infrastrutture europee sono impreparate a un incremento del traffico così netto. A complicare ulteriormente il quadro, le pratiche burocratiche, ispezioni e controlli e la necessità di molti più documenti rispetto all’esportazione marittima.

Sbloccare i porti
La guerra in Ucraina blocca le esportazioni di grano: si tratta di uno stop che sta già facendo sentire le sue pesantissime ripercussioni a livello globale. Nei primi dieci giorni di maggio, l’export di grano ucraino è più che dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2021, passando da 667.000 a 300.000 tonnellate.

“L’Ucraina fornisce una grande quantità di grano al mercato mondiale. L’unica soluzione è sbloccare i porti”, dice Mykola Horbachov, presidente dell’associazione ucraina del grano, reduce dalla riunione di lunedì scorso con l’Organizzazione Mondiale del Commercio durante la quale “abbiamo parlato della questione dello sblocco dei porti ucraini, dell’export del grano e su come riavviare tutta la catena. C’è già un’esperienza che può essere presa come modello, che riguarda il Golfo di Aden dove è stato effettuato lo sblocco grazie all’intervento di navi militari”.

“Tecnicamente, quindi, sarebbe possibile fare da scorta alle navi da carico con le navi militari, europee o statunitensi. Non c’è un’altra soluzione se non lo sblocco dei porti – insiste Horbachov – Anche perché attualmente nei porti sono bloccate 25 milioni di tonnellate di grano del precedente raccolto; con il raccolto nuovo si aggiungeranno altre 30-35 milioni di tonnellate tra grano e colture oleose per un totale di circa 60 milioni di tonnellate di prodotto che dovrà essere esportato”.

L’appello di Zelensky
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un appello: “La comunità internazionale intervenga per eliminare il blocco imposto ai nostri porti se vuole evitare a moltissimi Paesi una crisi alimentare subito dopo una crisi energetica”.

Appello raccolto da Stati Uniti e Alleati, che, secondo la Cnn, avrebbero pensato a come “scortare” il grano in uscita dall’Ucraina attraverso il mar Nero. Una sorta di coalizione navale di “volonterosi”, che però ha già perso l’adesione della Gran Bretagna, che ha dichiarato che non invierà le proprie navi da guerra nel Mar Nero. Ipotesi già di per sè complicata dalla applicazione del Trattato di Montreux da parte della Turchia, che ha chiuso il traffico attraverso gli stretti di Bosforo e Dardanelli alle navi da guerra.

Von der Leyen: “Depositi bombardati e navi bloccate dai russi”
“L’artiglieria russa sta deliberatamente bombardando i depositi di grano in tutta l’Ucraina. E le navi da guerra russe nel Mar Nero stanno bloccando le navi ucraine piene di grano e semi di girasole”. Intervenendo al Forum economico di Davos, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha detto che le “conseguenze di questi atti vergognosi sono sotto gli occhi di tutti”. “I prezzi globali del grano sono alle stelle. E sono i Paesi fragili e le popolazioni vulnerabili a soffrirne di piu'”, ha sottolineato von der Leyen.

“I prezzi del pane in Libano sono aumentati del 70% e le spedizioni di cibo da Odessa non sono riuscite a raggiungere la Somalia. E per di più, la Russia sta ora accumulando le proprie esportazioni di cibo come una forma di ricatto, trattenendo le forniture per aumentare i prezzi globali o scambiando grano in cambio di sostegno politico. Questo è: usare la fame come un’arma, l’impatto si sente non solo sull’Ucraina ma in Africa e Asia: non abbiamo dubbi che le truppe russe rubano il grano ucraino o distruggono le scorte, ci sono varie prove”, ha aggiunto un portavoce della Commissione Ue.

Intanto, nuove foto satellitari del porto di Sebastopoli, in Crimea, mostrano due navi battenti bandiera russa mentre attraccano e caricano quello che si ritiene essere grano ucraino rubato. Nelle immagini di Maxar Technologies, datate 19 e 21 maggio e rilanciate dalla Cnn in un video, si vedono le navi – la Matros Pozynich e la Matros Koshka – attraccate accanto a quelli che sembrano essere silos per il grano con il cereale che fuoriesce dal nastro in una stiva aperta.

Entrambe le navi hanno ora lasciato il porto, secondo il sito di monitoraggio delle navi MarineTraffic.com, con la Matros Pozynich che naviga attraverso il Mar Egeo affermando di essere diretta a Beirut e la Matros Koshka ancora nel Mar Nero.

È difficile sapere con certezza se la nave sia caricata con grano ucraino rubato, ma la Crimea, annessa alla Russia, produce poco grano, a differenza delle regioni ucraine ricche di agricoltura di Kherson e Zaporizhzhia immediatamente a nord. Funzionari ucraini e fonti del settore hanno detto alla Cnn che le forze russe nelle aree occupate hanno svuotato diversi silos e trasportato il grano a sud.

All’inizio di questo mese, la Matros Pozynich ha compiuto una missione simile: ha caricato grano e ha salpato dal Mar Nero per raggiungere il Mediterraneo. Inizialmente era diretta in Egitto, ma è stata respinta da Alessandria dopo un avvertimento da parte dei funzionari ucraini, secondo il governo del Paese. Gli è stato anche impedito di entrare a Beirut e alla fine ha attraccato a Latakia, in Siria, dove la Russia da anni sostiene il regime di Bashar al-Assad.

L’appello di Kuleba
Su Twitter il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba denuncia: “I ladri russi rubano il grano ucraino, lo caricano sulle navi, passano dal Bosforo e cercano di venderlo all’estero. Invito tutti gli Stati a rimanere vigili e a rifiutare qualsiasi proposta di questo tipo. Non comprate il grano rubato. Non diventate complici dei crimini russi. Il furto non ha mai portato fortuna a nessuno”.

L’effetto guerra sui prezzi del grano
Salgono del 36% negli ultimi tre mesi i prezzi del grano anche per effetto delle speculazioni e dei saccheggi nei territori occupati in Ucraina che riducono le scorte e aggravano l’allarme fame, con un effetto domino sui Paesi in crisi alimentare. E’ il bilancio tracciato dalla Coldiretti sull’impatto dell’aumento dei prezzi dall’inizio del conflitto al Chicago Board of Trade, in riferimento alle accuse di furti di grano ucraino da parte della Russia.

Un duro colpo per l’economia dell’Ucraina dove il raccolto di grano è stimato quest’anno pari a 19,4 milioni di tonnellate, circa il 40% in meno rispetto ai 33 milioni di tonnellate previsti mentre in controtendenza – sottolinea la Coldiretti – sale la disponibilità in Russia dove la produzione aumenta del 2,6% per raggiungere 84,7 milioni di tonnellate delle quali circa la metà destinate all’esportazioni (37-39 milioni di tonnellate). Le esportazioni di cereali dalla Federazione Russa nell’anno agricolo 2020-2021 ammontavano a 49 milioni di tonnellate, di cui 38,4 milioni di tonnellate di grano.

Il controllo delle scorte alimentari – continua la Coldiretti – rischia di sconvolgere gli equilibri geopolitici mondiali con Paesi come Egitto, Turchia, Bangladesh e Iran che acquistano più del 60% del proprio grano da Russia e Ucraina ma anche Libano, Tunisia Yemen, e Libia e Pakistan sono fortemente dipendenti dalle forniture dei due Paesi.

Una situazione che riguarda direttamente anche l’Unione Europea nel suo insieme dove il livello di autosufficienza delle produzione comunitaria varia dall’ 82% per il grano duro destinato alla pasta al 93% per i mais destinato all’alimentazione animale fino al 142% per quello tenero destinato alla panificazione secondo l’ultimo outlook della Commissione Europea che evidenzia l’importanza di investire sull’agricoltura per ridurre la dipendenza dall’estero e sottrarsi ai ricatti alimentari.

Cina: “Aprire un canale verde per l’export del grano di Kiev e Mosca”
La Cina propone un “canale verde” per l’export di grano da parte di Ucraina e Russia, dicendosi “disposta a mantenere la comunicazione con tutte le parti” coinvolte nel conflitto in Ucraina. Lo ha detto il ministro degli Esteri Wang Yi nel colloquio telefonico con l’omologa tedesca Annalena Baerbock, con cui ha discusso del rischio di crisi alimentare innescata dalla guerra in Ucraina. Allo stato, ha aggiunto Wang in una nota della diplomazia di Pechino diffusa in tarda serata, “la comunità internazionale dovrebbe spingere per un cessate il fuoco tempestivo e fornire un canale verde a Russia e Ucraina sull’export di grano”.

Di Maio: “Su export dal porto di Odessa serve un negoziato con Mosca”
“Qualsiasi cosa riguardi il porto di Odessa richiede un negoziato, perché non possiamo far passare navi commerciali” in una zona di guerra “e c’è la chiusura da parte della Turchia del mar Nero. Quindi qualsiasi dispositivo militare viene dopo un negoziato, perciò ora serve fare pressione sulla Russia perché permetta l’export da quei porti” del grano e delle altre derrate alimentari, “altrimenti dimostra di essere colpevole” dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio intervenendo a un evento di Alis.

“L’8 giugno abbiamo organizzato insieme a Fao, Turchia, Germania e Libano una conferenza sulla food security, in cui si parlerà anche dello sblocco del grano ucraino: questa guerra può generare effetti di mercato globali, è una guerra mondiale sui mercati fin dal primo giorno e non dipende dalle sanzioni”, ha ricordato il Ministro.

A cura di Stefano Severini – Foto Imagoeconomica

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