Al fianco del ministro della Giustizia Carlo Nordio, i penalisti italiani, che chiedono “una vera riforma liberale della giustizia penale“.
La giunta dell’Unione delle Camere penali italiane esprime “il più vivo apprezzamento per le posizioni espresse” da Nordio, invitandolo a “proseguire con coraggio“.

Anche il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, Giampaolo Di Marco, ha dimostrato apprezzamento per l’iniziativa di del Guardasigilli “che ha ribadito l’importanza delle intercettazioni, anche preventive, ma puntualizzando che occorre mettere un deciso stop alle intercettazioni giudiziarie che coinvolgono persone che non sono né imputate, né indagate. Come avvocati difenderemo sempre ogni libertà, compresa quella della stampa, ma solo fino a quando non si tramuti in libertà di gogna“.

Anche il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi chiede un limite al loro “uso sfrenato dopo anni di ‘Far West’ mediatico-giudiziario“. Dello stesso avviso il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè che parla della necessità di mettere “un cancello alla diffusione delle intercettazioni legate a procedimenti diversi“, per proteggere “la privacy del cittadino” ed “evitare che intercettazioni penalmente irrilevanti o estranee all’argomento dell’indagine, finiscano sui giornali“. Il professore di Procedura Penale, Giorgio Spangher – sempre nell’ambito delle audizioni per l’indagine conoscitiva – lancia una proposta che fa già discutere: rendere non intercettabili i telefoni degli avvocati difensori.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Imagoeconomica

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