E’ancora fumata nera, la quarta, nella votazione per eleggere il capo dello Stato. Lo scrutinio ha fatto registrare 166 voti per il presidente uscente, Sergio Mattarella (ieri si era fermato a 125). Votati anche Di Matteo con 56 preferenze, Casini 3, Belloni 2 e Cassese 1.

Il quorum era di 505 voti, la maggioranza assoluta dei grandi elettori. Importante il numero degli astenuti, 441, quasi tutti dell’area di centrodestra, 261 le schede bianche. La quinta votazione per il presidente della Repubblica si terrà domani alle 11.

Tra i voti nel quarto scrutinio spunta il nome del direttore d’orchestra Riccardo Muti. Voti anche per Giuliano Amato e per la Guardasigilli Marta Cartabia, nome indicato da Azione. Spuntano voti anche per l’ex attaccante dell’Inter, Alessandro Altobelli, per l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni e per il ministro leghista, Giancarlo Giorgetti. Un voto anche per lo storico Alessandro Barbero, per la M5s Paola Taverna. Preferenze anche per Pierluigi Bersani, per Mario Segni, Pierluigi Castagnetti. Rispetto ai precedenti tre scrutini, il numero dei voti dati a personalità che sono al di fuori del mondo della politica e delle istituzioni, risulta essere molto inferiore.

Tensione in Aula tra i capigruppo della Lega
Tensione palpabile nella Lega durante il voto per il Quirinale. L’astensione del centrodestra, scelta presa per evitare spaccature nel segreto dell’urna, agita i deputati leghisti che, dopo il voto, si riuniscono a parlare sugli scranni dell’Aula. A tenere le fila del discorso è il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, subito raggiunto dal capogruppo del carroccio alla Camera, Riccardo Molinari. Il gruppo cresce, si aggiungono altri deputati e il tono della voce si alza, tanto da richiedere l’intervento di un commesso che invita i leghisti a sciogliere l’assembramento. Il dialogo tra Molinari e Romeo, però, prosegue fino a quando i due non vengono raggiunti dal ministro Giancarlo Giorgetti.

Si lavora su una candidatura femminile
È ancora il rebus Palazzo Chigi a dominare la partita del Quirinale. I partiti sono alla ricerca di un nome che possa garantire la stabilità dell’esecutivo, cioè la permanenza di Mario Draghi. “Uno dei temi è non far apparire Draghi lo sconfitto di questa partita”, spiega una fonte parlamentare.
La prima soluzione sarebbe il Mattarella bis. Ma bisognerebbe convincere il presidente della Repubblica in carica.

La seconda, è eleggere una donna. La carica di novità sarebbe tale da far passare in secondo piano qualsiasi altra considerazione. Elisabetta Belloni è il nome che circola con maggiore insistenza, sponsorizzato in particolare nel centrodestra. Ma nelle ultime ore viene presa in considerazione anche Paola Severino, che al momento è oggetto di valutazione nei partiti. Su Belloni, infatti, è in corso una riflessione che non riguarda il profilo personale, quanto il ruolo. In molti ritengono che non sia il caso di precostituire un precedente, con il capo dei servizi di sicurezza eletto alla più alta autorità di garanzia.

A cura di Renato Lolli – Foto Imagoeconomica

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