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AMARCORD / RUBEN BURIANI

“Corri, ragazzo, corri” … credo questo sia stato il motto di questo ferrarese di Portomaggiore, nato il 16 marzo 1955, e quindi cosa di meglio che dedicargli questo ricordo dopo migliaia di chilometri, su e giù per il campo, a contrastare e correre spesso anche per qualche compagno?
Buriani cresce nella Portuense, prima di passare nelle giovanili della Spal e venire ceduto, 1974, al Monza.
In Brianza Ruben disputa tre stagioni, due in C e l’ultima in cadetteria, durante le quali dimostra di possedere grandissime doti dinamiche, cosa particolarmente apprezzata nel calcio di quegli anni, in cui andava di moda la grande “perdente” Olanda; certo l’Olanda, al di là di non essere riuscita ad imporsi né al Mondiale e neppure in Europa, aveva rivoluzionato il modo di fare calcio, portando una dinamicità fino a quel momento sconosciuta, e questo per nulla a discapito della tecnica, anche se non tutti potevano vantare campioni del calibro di Cruijff, Neeskens, Krol, giusto per fare qualche nome.
Buriani non aveva ovviamente la classe degli olandesi, ma in quanto a corsa non era secondo a nessuno, ed era anche capace di andare a rete, pur essendo un centrocampista difensivo, cosa sempre apprezzata nel calcio di ogni tempo.
Il triennio a Monza permette al nostro protagonista di farsi notare e nell’estate 1977 il Milan si assicura il cartellino di tre biancorossi: Buriani e gli attaccanti Tosetto ed Antonelli, anche se proprio Antonelli era stato acquistato dai rossoneri due stagioni prima e poi dato in prestito a Vicenza e Monza.
A Milano Buriani fa in fretta a conquistarsi un posto al sole, il suo dinamismo è preziosa risorsa per il centrocampo rossonero e soprattutto per capitan Rivera, uno notoriamente poco avezzo al correre; inoltre capita anche una di quelle giornate da ricordare per tutta la vita, più precisamente il 6 novembre, settima giornata, quando nel derby Buriani segna una doppietta nel 3-1 che il Milan rifila, in trasferta ai cugini nerazzurri.
L’anno dopo il Milan vince addirittura lo Scudetto, quello della stella, e Buriani è ormai un pilastro della formazione rossonera, anche se poi arrivano giorni neri per il diavolo, che viene retrocesso in B nel 1979-80, l’anno del calcio scommesse; il colpo è davvero brutto, ma l’anno successivo c’è l’immediato ritorno in A, con Buriani che finisce per essere il rossonero con il maggior numero di presenze.
Le traversie sembrano finite, ma al Milan le cose girano male ed al termine della stagione è nuovamente retrocessione, ma non per Buriani che viene ceduto al Cesena; anche in bianconero Ruben da un contributo notevole, riuscendo anche ad andare in rete per tre volte, una della quali a Torino, nella vittoria contro i granata, 1-0.
Anche a Cesena però la stagione finisce con la retrocessione, ed è una nuova avventura in cadetteria, dove al solito Buriani finisce insieme a Rampulla tra i sempre presenti, pur se la formazione prima di Marchioro e poi di Tiberi non va oltre la tredicesima piazza.
Dopo due stagioni in Romagna, Buriani finisce alla Roma, per poi viaggiare verso Napoli, dove però rimane solo per metà stagione e tornare là dove ha iniziato, ovvero a Ferrara, in Serie C; una stagione e mezza e quindi, nell’estate 1988, la decisione di appendere le scarpette al chiodo, sicuramente consumate da uno che sarebbe potuto essere un buon maratoneta.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Vittorio Calbucci archivio storico

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