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POTENZA SCONTRO TRA TIFOSERIE 1 MORTO

La polizia ha fermato una vettura e i tre occupanti sono in Questura a Potenza sotto osservazione. Il presidente della regione, Bardi: “Non si può morire per la propria squadra del cuore”. Gravina, presidente Figc: “Il calcio non può essere pretesto per compiere atti di violenza

Un uomo di 39 anni, Fabio Tucciariello, tifoso della Vultur Rionero, che milita nel campionato di Eccellenza lucana è morto dopo essere stato investito da un’auto sulla quale viaggiavano tre tifosi del Melfi, nei pressi della stazione di Vaglio di Basilicata, in provincia di Potenza. La polizia ha rintracciato e fermato l’automobile, una Fiat Punto, e gli occupanti. Nell’incidente sono rimaste ferite altre tre persone, uno grave – sottoposto a intervento chirurgico per le fratture riportate a un braccio, a un avambraccio e a una gamba – altri due invece portati all’ospedale San Carlo di Potenza, dimessi poco dopo.

Il presidente della lega dilettanti e quello della regione
“Sono distrutto”. Queste le prime parole del presidente del Comitato regionale della Basilicata della Lnd (Lega nazionale dilettanti), Piero Rinaldi. “Doveva essere un pomeriggio di sport, di svago e diventato, purtroppo – ha concluso – un tragico giorno di lutto che non dimenticherò mai”. “Una domenica di sport e di festa è stata distrutta dalla follia di un gruppo di facinorosi. Violenti che sotto il manto della tifoseria si lasciamo andare ad atti di violenza che sono delinquenziali”, ha scritto in una nota diffusa dall’ufficio stampa il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. Che poi ha aggiunto: “L’intera comunità lucana condanna quando accaduto a Vaglio, perchè è distinta e distante da questi comportamenti. Non si può morire una domenica per andare a vedere la squadra del cuore”.

Gravina (Figc): “Calcio non può essere pretesto per atti di violenza”
“Sono sconcertato, il mio primo pensiero va ai familiari del ragazzo deceduto. Aspettiamo che venga chiarita la dinamica dei fatti”. Così il presidente della Figc, Gabriele Gravina, commenta quanto accaduto in Basilicata. “Di certo il calcio non può essere preso come pretesto per compiere atti di violenza, sia dentro che fuori gli stadi”, ha poi aggiunto Gravina.

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