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CALENDA IL PD E’ FINITO

Carlo Calenda, critico del primo minuto sullo scenario paventato da Matteo Renzi, che invoca un governo tecnico per salvare i conti, stamane ribadisce la sua posizione: “Governo tecnico – scrive su Twitter l’eurodeputato ed ex ministro – per qualche mese, votato da Pd, 5S e Forza Italia, per fare cosa? La manovra più dura degli ultimi anni. Prendere qualche mese per fare un partito? Bisogna fermare Salvini ora e farlo insieme, mobilitando il paese. È il momento del coraggio non dei tatticismi”.

ZINGARETTI SI APPELLA A RENZI – “Voglio fare un appello all’unità del partito democratico perché di fronte ai pericoli che ci sono per la democrazia, sarebbe davvero sbagliato in questo momento dividerci o dare segnali in questo senso”, così il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, parlando al Nazareno. Il rischio di dividerci “significherebbe”, sottolinea Zingaretti “regalare l’Italia alla destra, invece noi dovremmo combattere forte. C’è una crisi di governo in cui tempi e modi verranno decisi nelle prossime ore e poi ci sarà il Presidente della Repubblica Mattarella, non Salvini, che deciderà i tempi e le scadenze”.

LA SCISSIONE DEL PD ORMAI ESISTE – “Il Pd è finito. La scissione nel Pd già c’è. Ormai è un dato di fatto” ha detto invece l’europarlamentare del Pd intervistato a Circo Massimo su Radio Capital. “Siamo riusciti a far titolare ai giornali ‘crisi del Pd’ invece di ‘crisi di governo’. Il tutto grazie a una proposta surreale” ha aggiunto riferendosi all’idea di Matteo Renzi di un governo istituzionale per portare i conti italiani in salvo. “Dovremmo votare con M5S un governo istituzionale che dura sei mesi per poi dare a Salvini il 60% e terremotare il Pd… non ne capisco la logica. Lo capisco dal punto di vista di @matteorenzi che ha bisogno di più tempo per fare il suo partito” ha aggiunto con un tweet. Secondo Calenda il segretario del Pd Nicola Zingaretti dovrebbe avere “il coraggio di organizzare un fronte unitario. Se non lo farà, il Pd scenderà al 15% e poi ci sarà una sinistra frammentata”.

RENZI NON SI SIEDE CON NESSUNO – “Ci sono due Pd: uno ha i gruppi parlamentari e un altro ha il partito. Nell’ultima direzione ho proposto di creare una segreteria politica in cui la gente si guarda in faccia e prende una decisione comune. I primi a non volerlo sono stati i renziani. Renzi non si siede con nessuno, non prende la telefonata di nessuno e non discute con nessuno. Questa è la verita’”, dice l’ex ministro. “Renzi ha fatto un’intervista, non solo facendo zompare per aria il Pd ma anche facendolo diventare argomento di conversazione al posto della crisi di governo. Il tutto senza fare una telefonata a nessuno. E questo aveva detto che avrebbe fatto il senatore semplice e che non avrebbe parlato per due anni… pensa se parlava”.

CONFRONTO DEMOCRATICO CON LE ELEZIONI – Il governo istituzionale proposto da Renzi, che vedrebbe insieme i parlamentari dem e i 5 stelle, secondo Calenda “rischia di farsi, perchè l’impulso all’autopreservazione del ceto politico è gigantesco. E l’ex premier ha bisogno di più tempo per fare il suo partito. Ma così offriremo un’occasione gigantesca a Salvini”. L’ideatore di Siamo Europei, però, non si arrende: “Non vuol dire che non si lotterà fino alla fine. Io cercherò di costuire un fronte repubblicano, come sto dicendo da mesi, ma insieme al Pd. Si può anestetizzare questa ferita solo rilanciando un grande progetto politico che al momento anche Zingaretti mi sembra non stia lanciando. Se vuole fare il segretario del Pd e non l’amministratore straordinario della liquidazione”, consiglia Calenda, “deve rilanciare facendo un grande progetto che coinvolga e vada oltre il Pd. Se avrà il coraggio di farlo, esisterà qualcosa che non sarà il Pd come lo conosciamo oggi. L’eurodeputato dem vede una sola via maestra: “Il confronto democratico con le elezioni. E la costruzione del fronte democratico e repubblicano. Abbiamo una battaglia da fare contro chi ci vuole portare fuori dall’Europa, e questa battaglia si fa a viso aperto, non facendo accrocchietti per qualche mese”.

M5S CHIUDE A RENZI – Lo scenario si complica ulteriormente, soprattutto nell’ottica di eventuali alleanze, con il post di Beppe Grillo sul suo blog: “Volano degli avvoltoi di nuova generazione: gli avvoltoi persuasori. È una nuova specie di sciacallaggio. Invece di aspettare la fine cercano di convincerti che è già avvenuta”, facendo più o meno indirettamente riferimento a Renzi. L’ex premier replica: “Un onore essere insultato da lui. Ma si fa politica per il bene comune, non per ripicca personale.” Anche gli esponenti del M5S esprimono scetticismo circa un’ipotetica alleanza con Renzi.

SENATORI MOBILITATI – Con questo messaggio, che a quanto si apprende è giunto nel primo pomeriggio, sono stati mobilitati i senatori del Pd: “Qualora la presidente Casellati con una assurda forzatura decidesse, a seguito della capigruppo di oggi, di convocare l’aula per il voto sul calendario già domani, martedì 13 agosto, sarà fondamentale la presenza di tutti. Vi chiediamo cortesemente di iniziare a valutare come meglio organizzarvi per rientrare a Roma. Seguiranno indicazioni più precise”.

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